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domenica 19 ottobre 2025

Consigli di Lettura: VERTIGINE

Ci sono libri che hanno il pregio di arrivare al momento giusto nella vita di una persona o nella fase storica in cui sono più necessari. VERTIGINE di Beatrice Mautino è, secondo me, uno di questi, il tempismo nel dibattito pubblico del nostro paese è, direi, perfetto. Sì è vero, lo ammetto preventivamente, a me la Mautino piace da matto e starei ore ad ascoltarla, prometto, però, che nella mia disamina del testo sarò serio e saprò anche fare le necessarie e perentorie critiche. 

Vertigine è un viaggio che l'autrice di fa fare, partendo da una fase delicata della sua vita, per capire come si possa riuscire ad avere fiducia nella Scienza, anche nel momento in cui sarebbe più comodo o semplice altro. Si racconta il delicato rapporto tra la speranza che si cerca e rincorre, soprattutto quando ci si confronta con la malattia ed il rigore che la Scienza deve mantenere. La necessità di speranza può farci deviare, vacillare rispetto alla razionalità a farci cercare vie alternative, che si travestono da Scienza, ma in realtà sono illusioni, se non peggio ovvero veri e propri inganni. Chiunque può finire in queste trappole, poiché siamo esseri umani con le nostre fragilità, l'autrice stessa, ci racconta come sia capitato proprio a lei, e come abbia saputo accorgersene, trarre una lezione ed esplorare proprio questa questione, per trovare quegli elementi utili a tutti, al fine di sapere come orientarsi in determinati frangenti.

Per farlo, Vertigine ripercorre alcune tappe della nostra storia recente, quelle grandi illusioni e mistificazioni che furono i casi Di Bella e Stamina, che seppero catalizzare e condizionare l'opinione pubblica del paese, forzando persino le istituzioni a scelte tutt'altro che oggettive e mettendo in cattiva luce le istituzioni scientifiche, mediche in particolare ufficiali, gettando i semi per quel senso di sfiducia oggi così malcelatamente diffuso.  Si attraversa poi l'epopea della fecondazione assistita, dagli inizi così accidentati, ma a cui oggi si devono milioni di vite, i calvari dei malati di tumori e malattie rare che spesso di devono scontrare con la durezza dei numeri che rendono non solo onerosissime le ricerche, ma anche le cure stesse e soprattutto la possibilità di disporre di un numero di casi compatibili con le necessità della sperimentazione. Si affronta poi una delle tendenze mainstream degli ultimi anni - onore al merito alla Mautino per la temerarietà - l'Osteopatia, ripercorrendo le origini teoriche della "disciplina" spesso sconosciute ai suoi medesimi praticanti e raccontando i tentativi di darsi un contegno da Scienza Medica. Vista l'agitazione che ha suscitato nel mondo degli osteopati è indubbio che ci abbia colto piuttosto bene. 

L'autrice - abbiamo già detto quanto ci piace la Mautino? - evidenzia l'importanza della comunicazione e dell'empatia da parte degli operatori della Scienza, Medica in questo caso specifico, per ricostruire il rapporto fiduciario con la collettività, e di come ciò non costituisca uno svilimento del ruolo, ma anzi, sia un appiglio formidabile per non far finire tra le braccia dei venditori di illusioni. Ecco perché si ricorda il meritorio ruolo delle associazioni dei malati, che non solo sostengono economicamente spesso le ricerche, ma soprattutto creano una rete di supporto emotivo e spesso anche materiale per i pazienti stessi, con storie che troverete nel libro, davvero profonde. Emerge la necessità che vi sia un Sistema Sanitario Nazionale, che sia solido ed efficiente, parte fondamentale per garantire un duraturo rapporto di fiducia della società verso la Scienza Medica e le sue istituzioni.

Avevo promesso anche delle dure critiche e non mi tiro indietro. Eccole:

- il libro finisce subito. Lo stile della Mautino è così scorrevole che te lo fa letteralmente volare.

- le note sono a fine libro, personalmente mi innervosisce fare su e giù tra le pagine.

Vabbè... si capisce che mi è piaciuto. Leggetelo e regalatelo.


p.s. Quanto è brava la Mautino

martedì 29 luglio 2025

Piero è vivo e lotta con noi. La Meraviglia del Tutto

I libri, spesso, sanno arrivare al momento giusto nelle nostre vite. E' da un po' di tempo, forse complice l'avanzare degli anni e l'inevitabile accettazione, seppur controvoglia, della consapevolezza di avere ormai alle spalle gli anni della vera giovinezza e di non poter più godere delle tolleranze che si lasciano alla gioventù, che mi trovo a riflettere su questioni come la morte, il senso dell'esistenza, il trascendente, la mia "eredità" spiritual intellettuale, il ricordo, il futuro, le prospettive dei miei figli. 

Il mio progressivo, sempre più fatalista, realismo mi porta verso una prospettiva infelice. Temo che non esista un altrove dove incontrare di nuovo i miei cari, temo di non aver speso adeguatamente il mio tempo. Mi girano per la testa anche tempi meno personali, per esempio, sappiamo che tra qualche miliardo di anni il nostro pianeta sarà spazzato via dall'esplosione che porterà il nostro amato Sole a diventare una Supernova, la nostra specie per allora si sarà estinta o sarà evoluta in qualche altra forma, in ogni caso, che fine faranno tutte le conoscenze che abbiamo e avremo acquisito, tutte le nostre storie? Torneranno tutte nel buio cosmico? Probabilmente il mio essere Geologo  mi complica la vita in queste faccende, perché tendiamo a guardare al passato più profondo ed interrogarci sul futuro più remoto.

Ed ecco che ti spunta il libro proprio giusto per una fase di riflessione simile e non poteva che essere dell'uomo che ti ha ispirato e fatto amare la Scienza sin da piccolo e che ti ha portato a studiare Geologia: Piero Angela. Nel suo ultimo libro postumo, una raccolta dei suoi pensieri in una lunga conversazione con uno dei suoi allievi, Massimo Polidoro, con cui ha dato anche vita al CICAP, il Comitato per il Controllo delle Affermazioni delle Pseudo scienze. Attività quanto mai meritoria in questo tempo di fregnacce dilaganti.

"La Meraviglia del Tutto" è un viaggio nelle riflessioni del grande Piero, maturate nel corso di una vita spesa a imparare, esplorare, raccontare, si parla molto di Scienza, ovviamente, ma anche di democrazia, politica, impegno, religione, spazio, vita e famiglia, futuro e giovani. Non nasconde un certo timore proprio per il futuro e i giovani nel suo ragionare. Infatti anche Angela non può che rilevare la grande irrazionalità che imperversa nel nostro tempo, l'ignoranza e la paura che questo genera, le disuguaglianze e i conflitti che ne derivano. Il grande timore è che si limiti la libertà della Scienza, ma soprattutto che se ne abbandoni il metodo (ci ricorda qualcosa di attuale?), riducendo le speranze di miglioramento per i giovani. Giovani che sono il vero tarlo per Piero, a cui si rivolge praticamente per tutto il libro, invitandoli ad appassionarsi alla Scienza, vera chiave per capire il nostro essere e costruire prospettive migliori. Per questo nel libro si ragiona molto di istruzione e scuola. La scuola non deve riempire di nozioni, ma insegnare a collegare le nozioni, per sviluppare il pensiero logico, il ragionamento argomentato e il dialogo costruttivo, veri antidoti al pregiudizio, alla prevaricazione , all'irrazionale. E' necessario che l'insegnate sappia stimolare l'attenzione dello studente, così come lo deve fare il bravo divulgatore: "ludendo docere", un motto che viene richiamato spesso da Piero Angela, divertire, anche mentre si spiegano questioni complesse, non vuol dire sminuire i contenuti o se stessi, perché uno dei motivi per cui la Scienza è diventata estranea alla società si deve anche ad un approccio alla comunicazione troppo chiuso e complesso, derivato da una concezione un po' elitaria del ruolo dell'Accademia. Si deve anche a questo la diffidenza verso la Scienza e il pensiero il pensiero razionale, fatto che in un paese come l'Italia, che Piero definisce un paese emotivo in cerca sempre di soluzioni semplici a problemi complessi, genera la diffusione di false convinzioni, spianando la strada ad imbonitori e demagoghi, che spesso ci portano fuori rotta, con esiti fallimentari per il paese. 

Angela si rende conto che oggi la tecnologia corre più della nostra comprensione della stessa, per questo la usiamo senza cognizione di causa. Per questo ci serve una "filosofia della tecnologia", che ci aiuti a rapportarci intelligentemente con le potenzialità che la tecnica ci offre. E ci serve anche uno studio sulle neuroscienze, che ci aiuti a capire come funziona il nostro cervello, che può essere la chiave del nostro successo, ma anche del nostro fallimento.

La legge di gravità non si può abolirla (ecco il senso dell'affermazione che la Scienza non è democratica), ma se l'uomo la capisce, può imparare a volare. E se uno prende le supposte per bocca, non può lamentarsi se non fanno effetto, sono immagini piuttosto chiare con cui Piero esplica il concetto.

A mio avviso è un libro a "10 cose che ho imparato", libro precedente a questo di Angela, andrebbe fatto leggere alle superiori e andrebbero letti da molti adulti. Infatti, nel testo si spiega l'importanza di continuare sempre a studiare, di coltivare la propria curiosità ad ogni età, è una cosa che nel mio piccolo cerco di fare.

Il libro si chiude con un concetto inaspettato, che non svelo, ma che dimostra come la razionalità non è cinismo o freddezza anzi. Il meglio della natura umana si manifesta quanto libera la sua innata curiosità e impara a collaborare se stessa.

lunedì 18 novembre 2024

I bei vecchi tempi Geologici

    Un’espressione che, almeno fino a non troppo tempo fa, si usava per significare che una data cosa era piuttosto vetusta, era attribuirla a “ere geologiche fa” e i “tempi geologici” erano quelli dei processi che si voleva definire lentissimi, per esempio quelli burocratici. Non erano locuzioni premianti, semmai il contrario. Ma come Geologi non ce la siamo mai presa, perché la vastità del tempo geologico è sempre stato uno dei concetti tra i più affascinanti della materia. Declinato rispetto ai tempi ben più brevi dell’orizzonte umano assume un significato indubbiamente diverso.

    Il mondo di H. Sapiens, però, negli ultimi decenni si sta facendo ancor più frenetico e anche la Geologia, volente o nolente sembra dovervisi adeguare, perdendo di flemma (talvolta ahimé di autorevolezza), entrando con tutto il suo peso nei tempi della Storia, financo a quelli della Cronaca.

    Le sempre più frequenti sciagure climatiche richiedono nodelli previsionali traguardati al decennio o giù di lì ed ai Geologi si chiedono spesso spiegazioni pressoché immediate degli accadimenti, questo porta ad un aumento sempre più marcato della risoluzione delle analisi sul record geologico per reperire elementi utili ai modelli previsionali sugli scenari futuri e corrispondenze con i fenomeni attuali (e se il supporto dei dati tratti dallo studio del libro della Terra non è adeguato, gli sfondoni clamorosi sono dietro l’angolo).

    Oggi come non mai la fortuna di uno Stato o di un Governo può dipendere dalla disponibilità di risorse (che siano per la green o per la grey economy cambia poco), dalla capacità di gestirle e di controllarne di ulteriori o dalla vulnerabilità ad essere soggetto a eventi calamitosi/catastrofici di varia tipologia e dalla resilienza agli stessi.

    Le politiche ambientali sono, però, per definizione politiche di medio lungo termine – ovviamente sempre a scala Sapiens – richiedendo scelte di tipo strutturale che dovrebbero nascere da un robusto supporto di conoscenze tecnico scientifiche, verificabili, e dovrebbero essere accompagnate da modelli previsionali e di monitoraggio in itinere, al fine di adeguare i processi mano a mano che i modelli si affinano.

    Questo non si sposa, però, dobbiamo dirlo, benissimo con la Democrazia, avendo questa nell’alternanza dei governi una sua peculiarità fondamentale e, direi, imprescindibile.  Diviene pertanto essenziale che su tutta una serie di questioni, in particolare, per quanto riguarda l’oggetto di questo sproloquio, le questioni ambientali ed in generale quelle a carattere tecnico-scientifico vi siano delle condivisioni di base e soprattutto approcci non discontinui e ideologici.

    La Democrazia odierna ci mostra, invece, che così non è, ed anzi è un problema. Posizioni dogmatiche, demagogiche, financo francamenteirrazionali tendono ad avere ampio consenso, generando anche rappresentanzapolitica e di governo. Il caso, ovviamente, più rappresentativo al momento è quello di Trump e del suo governo, ove vi sono le posizioni antiscientifiche più perniciose non mancano e ove vi è quella geniale contraddizione vivente di Munsk, straordinario innovatore da un lato, terribile dogmatico su altri. Sicuramente la nuova presidenza Trump non potrà non avere ripercussioni pesantisulla questione climatica, ma anche sulle questioni agrotecniche, energetiche e mediche in un mix di avventurismo e negazionismo.

    Se aggiungiamo che comunque su posizioni simili, magari in modo meno parossistico e più sottotono vi sono i governi di molti paesi democratici, più o meno, e francamente NON democratici non c’è da essere sereni rispetto alle grandi questioni ambientali del nostro tempo.

    Bisogna, però, riflettere profondamente sul perché dalla società nel suo complesso questi temi non sono adeguatamente percepiti e condivisi, anzi, sono spesso invisi e oggetto di strumentalizzazione di parte. Sicuramente, e non è complottismo, vi è la mano di grandi portatori di interessi economici che produce questo effetto attraverso – purtroppo efficaci – campagne mirate di propaganda più o meno complesse e talvolta di vera e propria disinformazione, ma non solo. C’è oggettivamente una sorta di egoismo sociale di fondo che fa sì che siamo profondamente restii, se non ostili, a mettere in discussione la sostenibilità del nostro attuale modello di sviluppo, perché significherebbe rinunce più o meno immediate per benefici relativamente lontani nel nostro orizzonte temporale (ma non in quello della prossima generazione per esempio) e questo, tornando alle considerazioni sulla democrazia, non genera consenso elettorale, tutt’altro. C’è anche da dire, invero, che una qualche – anzi più di qualche – “mea culpa” lo dovrebbero fare diversi soggetti del mondo ambientalista, in fondo se alla causa ambientale, spesso si è rivolta più ostilità che supporto, qualche riflessione sul proprio operato sarebbe più che opportuna.

    Infatti, un approccio altrettanto dogmatico e fondamentalista, anche nei modi a volte, ha portato a decisioni altrettanto irrazionali e non adeguatamente ponderate con effetti negativi sull’ambiente, o comunque non positivi, e controproducenti sul piano economico, con ricadute spesso sulle fasce deboli della società. Questo è particolarmente evidente in UE, dove non avremo magari le parossistiche espressioni trumpiane, ma su temi quali l’energia (la questione del nucleare, piuttosto che l’approccio sul gas…) o l’agrotecnica (la questione OGM su tutte), l’auto elettrica l'assunzione di posizioni poco pragmatiche ha portato alla sofferenza di importanti fette di economia e con esse di società, senza che vi fosse sufficiente sensibilità e prontezza verso il disagio e la marginalizzazione di queste, redendole estremamente vulnerabili alle sirene demagogiche populiste e più o meno antiscientifiche. Stendiamo un velo pietoso sulla questione nel nostro paese.

    Il così detto “ecosocialismo” così come coniugato fino ad oggi in UE è stato un mezzo fiasco, visto che si è perso le masse per strada. I movimenti che vogliono, giustamente, un progresso sostenibile hanno un grande lavoro da fare adesso, che è quello di ricreare un ampio consenso trasversale su tali questioni, supportando la comunicazione e l’informazione scientifica attraverso una divulgazione onesta, trasparente, accessibile e partecipata, denunciando le scelte e posizioni non basate su criteri razionali, non assecondando le emotività del momento e nemmeno tentando di cavalcarle e senza nessun ammiccamento a posizioni preconcette o ideologiche. L'Europa deve continuare ad essere coraggiosamente alfiere della battaglia dello sviluppo sostenibile, ma deve essere più concreta nel farlo.

    Dare oggi dell’orco a Trump e dei buzzurri ai suoi elettori, e fare altrettanto coi populisti nostrani, non solo non serve, ma è, anzi deleterio. Si deve opporre il ragionamento, si deve smontare l’emotività, si deve rivolgersi alla testa delle masse e si deve riportarle alla partecipazione alla vita pubblica. L’affermarsi di posizioni come quelle del Tycoon d’oltreoceano, di Orban qui in UE o di altri sovranisti vari, si deve anche alla disaffezione popolare alla partecipazione democratica, fenomeno che oltre a produrre gli effetti che già vediamo indebolisce progressivamente la democrazia stessa, facendola diventare gradualmente qualcos’altro di tutt’altro che desiderabile. E anche questo non sta avvenendo in “tempi geologici”.

 

lunedì 8 luglio 2024

Il falò delle innovazioni

Molti il 13 maggio avevamo gioito. Una notizia passata quasi inosservata.  Eppure davvero lo scorso 13 maggio si poteva definirlo una giornata storica: Vittoria Brambilla e Fabio Fornara dell'Università di Milano avevano messo a dimora le prime piantine di riso geneticamente editate TEA (tecniche CRISPR di evoluzione assistita) per resistere a parassiti come il brusone senza usare fitofarmaci, nella campagna pavese di Mezzana Bigli. Una sperimentazione certo, ma finalmente in campo aperto, il primo consentito in Italia, dopo il tetro rogo ordinato nel 2012 dal Ministero dell'Ambiente delle piante da frutto di sperimentazione dell'Università della Tuscia, vanificando anni di lavoro e di attese del mondo scientifico internazionale che guardava a quel lavoro con grandi aspettative.
Presenti il 13 maggi grandi amici del mondo della ricerca come la Senatrice Cattaneo, il mitico Defez e l'eroico Cappato. Avevamo gioito in diversi perché pensavamo che quello potesse essere l'incipit di un ritorno alla razionalità di questo paese e alla possibilità di lavorare sulle innovazioni anche in campo agricolo.  Anche sulle biotecnologie.
Nemmeno un mese dopo il campo è stato distrutto, si pensa da presunti attivisti ambientalisti anti OGM.  E pensare che in questo caso nemmeno erano OGM, si trattava di genome editing una tecnologia che permette di "lavorare" sul DNA delle piante senza introdurvi elementi esterni.
Su questo l'UE è molto ipocrita, vietiamo gli OGM fatto salvo poi importarne a tonnellate, rendendoci anche sul lato alimentare dipendenti dai paesi extraeuropei e facendo fare tragitti molto poco sostenibili alle nostre derrate alimentari.
Sì perché il problema è proprio questo, se vogliamo davvero ridurre il nostro impatto sugli ecosistemi, senza sterminare il 70% della popolazione mondiale ed anzi garantendo un globale migliore tenore di vita ci serve un'agricoltura efficiente, che richieda meno dispendio di acqua ed energia, meno necessità di fertilizzanti e agrofarmaci. Oltre certo un cambio di stile di vita che, per esempio, ci porti a ridurre la carne, specie bovina nella nostra dieta - abbandonando lo scempio degli allevamenti intensivi, prediligere la frutta di stagione, variare le fonti proteiche.
Per farlo ci servono le tecnologie, sia quelle meccaniche per migliorare irrigazione, semina, controlli, sia quelle biotecnologiche, che consentono di produrre piante in grado di crescere più in fretta con meno risorse e impatto e con miglior resa alimentare.
E sì sono arrabbiato per la  distruzione della sperimentazione TEA. Sia perché l'opinione pubblica, i media, la politica, le istituzioni, lo stesso mondo agricolo non hanno affatto dato rilevanza al fatto, ne manifestato il proprio sdegno, dimostrando ancora una volta quanto questo paese sia inadeguato al futuro. Ma a questo punto mi viene da dire anche al presente.
Un piccolo gesto concreto che ognuno può fare è firmare l'appello dell'associazione Coscioni pro ricerca biotecnologica.

lunedì 15 aprile 2024

FA BENE O FA MALE? RAZIONALITA' e GEOLOGIA nelle FOODFAKE

Portate pazienza per questo titolo un po' in slang, ma anche questo vecchio rivoluzionario pleistocenico dobbiamo cercare di essere un po' cool ogni tanto (anche se gli esiti non ci paiono positivi).  Voglio consigliare la lettura di un testo che a prima vista potrebbe centrare poco con la Geologia e dintorni. Ma è sicuramente un bel testo per quanto riguarda il pensiero razionale e lo sviluppo di un buon senso critico e capacità di discernere le informazioni. In questo libro il chimico - divulgatore Bressanini, di cui già qualche testo vi segnalai, fa un viaggio attraverso alcune delle principali affermazioni riguardanti il mondo alimentare, al fine di rilevarne l'infondatezza, talvolta la nocività e spesso la precisa volontà di disinformazione a meri fini commerciali. Come afferma lo stesso autore, il testo non è un elenco completo di tutte le "food fake", ossia notizie artefatte sul cibo che circolano, ma una precisa selezione, volta soprattutto a fornire al lettore gli "attrezzi" per imparare a capire quando la decantazione di taluni effetti di certi alimenti è palesemente infondata e soprattutto come sapere distinguere le informazioni. Un METODO insomma, che nella società delle pseudoscienze e delle notizie artefatte è utile non solo nel campo alimentare. Dove per altro si diffondo spesso credenze, che "siccome non fanno male" sembrano innocue. Ma innocue NON sono in primis perché in ogni caso spesso portano a spendere soldi inutilmente, ma spesso a non dedicarsi a pratiche più salubri, che realmente potrebbero far bene. Tra l'altro un po' di Geologia c'è, nel testo, anzi più di un po'. Capitoli corposi sono dedicati alle acque da bere, di volta in volta vendute come acque "della salute" dai taumaturgici poteri e poi al Sale e in particolare al Sale dell'Himalaya, esempio di commercializzazione capitalistica, di un'evaporite. In entrambi gli argomenti viene raccontato come sono distorti, nei meccanismi della commercializzazione e della pubblicità i processi geologici di formazione di questi elementi e come vengano dati significati a elementi che in realtà sono presenti in tracce e che non hanno nessun effetto reale sul consumatore.
Lo stile divulgativo è piacevole e vi sono poi degli utili box di riepilogo. A mio avviso farebbe bene essere letto dai troppi salutisti della domenica e nelle scuole superiori. 
Smonta con fermo garbo molti luoghi comuni il cui unico effetto è farci perdere tempo e denaro.
E' probabile che dopo averlo letto non andrete più al supermercato allo stesso modo.

mercoledì 10 gennaio 2024

Hasta siempre compagnero Charles

Ogni volta che mi imbatto in articoli, libri, dichiarazioni di contestazione o comunque messa in dubbio della "Teoria delle Specie" del buon Darwin, vado sempre un po' in agitazione.

In primis per una ragione, che potremmo definire, sentimentale. Charles Darwin divulga la sua Teoria in età molto avanzata, dopo anni di ragionamento, studio e approfondimento e dopo una gioventù d'esplorazione. Questo è per me ragione di speranza, mi da l'illusione di poter, ancora, lasciare un segno nel campo della conoscenza umana.

In secondo luogo, invece, per un motivo ben più sostanziale, l' Evoluzione delle Specie, è l'argomento razionale e oggettivo, più forte in assoluto contro tutte le tipologie di discriminazione su base etnica, sessuale e di genere e per derivazione anche su quelle sociali.

Non è un caso, infatti, se in molte teocrazie, negli stati nostalgici del segregazionismo e nei regimi che  predicano la superiorità etnica, Darwin non venga insegnato o addirittura sia oggetto di mistificazione o la una teoria venga impropriamente derubricata a mera ipotesi al paio di altre (questo soprattutto negli stati del sud USA).

Non è un caso che i sostenitori dello schiavismo negli USA fossero per lo più creazionisti e sicuramente antievoluzionisti, solo così potevano trovare supporto culturale rispetto allo sfruttamento dei neri o alla cacciata dei nativi americani, allo stesso modo si sono giustificati i vari colonialismi ottocenteschi, gli orrori dell'antisemitismo, genocidi e financo lo sfruttamento sociale, i proletari d'altronde, se sono socialmente inferiori dovranno esserlo anche antropologicamente, o almeno così si è lungamente pensato. E taluno forse pensa ancora. Le stesse prevaricazioni sulle donne, di fatto, trovano giustificazione in quelle posizioni che vorrebbero gli essere umani creati diversi, con ruoli e importanze diverse e perciò diversi diritti.

Darwin smantella il costrutto logico che sta alla base di tutto ciò, razionalmente e metodicamente, con dati, osservazioni, deduzioni solide. Pur non possedendo cognizioni di genetica, che emergeranno solo dopo alla divulgazione della "Teoria delle Specie", a corroborarla e integrarla, Charles Darwin in questa sua operazione riesce piuttosto bene, a giudicare dalla veemenza astiosa con cui i detrattori della Teoria, provarono vanamente a reagire. E ci provano anche oggi.

Nell'opinione pubblica odierna, troppo spesso la Teoria dell'Evoluzione è interpretata come un'ipotesi, o comunque una postulazione non ancora consolida, opinabile, se il creazionismo non è più sostenibile - almeno dovrebbe essere - ecco che spunta "il disegno intelligente" ossia l'opera di una qualche demiurgo divino o alieno a orientare l'evoluzione della vita sulla Terra - ovviamente orientare per arrivare a noi, che saremmo prodotto di un intelligenza e non dei fattori esposti lucidamente da Darwin. In questo strisciante svilimento dell'Evoluzione si è spesso arrivati anche alla prospettiva di una sua uscita o ridimensionamento nei programmi scolastici o comunque a esporla con molti svarioni nei testi di scuola.

Ma questo fenomeno e, più in generale, lo svilimento della Teoria dell'Evoluzione Darwiniana e dei suoi successivi perfezionamenti, non va sottovalutato, anzi andrebbe visto con preoccupazione da parte di una società con una coscienza civile, democratica, perché una sua rimozione, porterebbe inevitabilmente a mettere in discussione quei principi universali sui diritti umani, che sono il fondamento stesso di quello che noi chiamiamo Occidente, per lo meno nella sua accezione migliore.