lunedì 4 settembre 2017

Tu chiamale se vuoi... eruzioni..

Quando sei un Vulcano attivo, che da qualche migliaia di anni non da in escadescenze, e inizi a borbottare, stai sicuro che qualcuno a vedere cosa combini ci viene. Se poi ti trovi a ridosso di centri abitati, qualcuno che inizia a perdere il sonno c'è. Se poi sei di quelli grossi, gli isonni diventano più di qualcuno. Se poi sei pure in compagnia, probabilmente provocherai in più di qualcuno un ritorno alla fede. Ora l'umanità è presa dalle sparate di Trump, dai test missilistici nordcoreani, dalle questioni migratorie o dagli spot del Buondì, se pensiamo all'Italia (!), ma potrebbe succedere un evento tale da sparigliare tutto. Tempo fa abbiamo visto tre cagnolini, tipo Chihuahua che si azzuffavano per un pezzo di stoffa. Poco lontano dormiva un Bovaro del Bernese, sapete quei simpatici cagnoloni montanari. Beh dopo un po', forse infastidito dal chiasso, il Bovaro si sveglia di scatto, butta per aria i tre cagnetti, disintegra lo straccio, completando l'opera orinandoci sopra e poi, come nulla fosse successo, si rimette a dormire, tra la costernazione dei tre cagnetti e il disastro procurato. Ecco, fate conto che noi siamo i Chihuahua e il Bovaro è un vulcano, anzi un super vulcano. Ossia un vulcano di dimensioni eccezionali. Ecco, tanto per darvi un'idea, in questo momento nel mondo ci sono almeno tre Bovari assopiti. Ma neanche tanto.
Un interessante articolo della BBC che vi segnaliamo, riepiloga molto bene lo stato delle cose. Ci sono tre super vulcani in giro per il globo, che danno segnali preoccupanti. I Campi Flegrei in Campania - la cui attività era stata anche messa in relazione al recente sisma a Ischia - Yellostone negli Stati Uniti e Toba in Indonesia. Questi tre soggetti nella loro storia hanno più volte dato origine a eruzioni di portata tale da alterare il clima su scala globale, e nel caso dei Campi Flegrei e di Toba addirittura influire sull'evoluzione umana e sulle migrazioni della nostra specie.
L'impatto che un'eruzione di questi vulcani potrebbe avere su scala globale è impressionante. Nel caso dei Campi Flegrei, avremmo pesanti ripercussioni sul clima euro-asiatico, distruzione dei raccolti a livello continentale, oltr eche il problema di un'eruzione  in un'area intensamente abitata,  dove servirebbe un piano di evacuazione idoneo, ma sopratutto una consapevolezza sociale del rischio. Forse sarebbe ora di parlarne e di pensarci davvero. A questo si dovrebbero aggiungere gli sfollati che un simile evento provocherebbe. Ragionamento analogo vale per Yellostone e Toba, su vasta scala si avrebbe la distruzione dei raccolti e un pesante movimento migratorio. Parlarne ora, specie in Italia può sembrare ironico. Ma potremmo essere noi a dover migrare.
Yellostone, genera particolare preoccupazione, tanto che la Società Geologica Americana sta conducendo diversi monitoraggi sul vulcano, cercando di cogliere segnali premonitori utilizzabili, impresa che non sta risultando semplice, come testimonia la stessa USGS e come testimoniano le preoccupazioni della NASA che sta elaborando piani, che ricordano un po' quelli di certi film catastrofistici, per "raffreddare" il vulcano, con improbabili iniezioni di acqua fredda in pressione - per fortuna sembra che qualcuno alla Nasa , si sia reso conto che si farebbe peggio.
La questione dei supervulcani è pressante come quella del cambiamento climatico e non è affare dei singoli stati che ospitano tali fenomeni, perché i loro effetti sono globali. E' tempo che le istituzioni sovranazionali siano consapevoli veramente di tali rischi e che si inizi ad affrontare anche a livello di cultura sociale il tema del rischio vulcanico.
Val la pena ricordare poi un ultimo vulcano, che si trova in Tanzania, che pur non essendo un super vulcano, potrebbe averere effetti globali, poiché minaccia la gola dell'Olduvai - "la culla dell'umanità", il sito africano da cui iniziarono le migrazioni umane.E' un po' come se qualcuno minacciasse di bruciarvi gli album fotografici di famiglia. Importanti siti paleoantropologici sono a rischio. Inoltre un'eruzione della "Montagnia di Dio" - come la chiamano i Masai, avrebbe comunque ripercussioni locali pesanti, con distruzione di aree coltivate, possibilità di frane e con conseguenti movimenti migratori interni al continente africano, con destabilizzazione di regioni, già di per sè poco stabili.
Si rivela quanto mai fondamentale aumentare il nostro grado di conoscenza dei fenomeni vulcanici e adottare politiche di gestione del rischio vulcanico. Su larga scala. E in tempi rapidi. Rapidissimi.





fonti:

http://news.nationalgeographic.com
BBC
USGS
IGNV
LA STAMPA