Geologia Proletaria
per la rivoluzione geologica e razionale
mercoledì 26 agosto 2026
Ancora consigli di Lettura: il Dilemma dei Dinosauri
venerdì 7 agosto 2026
Consigli di Lettura: a cena col dinosauro.
Sembra assurdo, ma Paleontologia e Geologia, due discipline scientifiche che si sono rivelate dirompenti nel rovesciare dogmi che sembravano inscalfibili, sono nate da un gruppo molto ristretto ed elitario di pomposi professori, eccentrici medici, reverendi e qualche figura eroica fuori dagli schemi e soprattutto dalle elites. E molto spesso questi figuri non volevano affatto mettere in discussione i dogmi religiosi su cui si fondavano le convinzioni su età della Terra, comparsa della vita, ruolo dell'Uomo, anzi cercarono pervicacemente di utilizzare l'osservazione razionale per confortare tali verità e quando le evidenze dispettose del record geologico mettevano in crisi le loro perfette speculazioni cercavano con tutte le forze spiegazioni che ne conciliassero il senso con il loro rispetto per la perfezione della Creazione. Una cena di capodanno in un modello di Iguanodon pronto per l'esposizione al Crystal Palace volle sancire la convinzione di aver conseguito il traguardo di riuscire a tenere unite sacre scritture e spiegazione della storia della Terra. L'Evoluzione, solo vagheggiata era un'eresia ignominiosa, sebbene molti fatti cominciassero a far capolino. Persino i dinosauri trovarono il loro posto nel creato. Fu il più riluttante dei rivoluzionari a far crollare tutto questo, raccontandoci che il cambiamento fa parte della Vita su questo pianeta, che ha avuto una storia lunghissima e che per accadere non ha bisogno di nessuna spiegazione trascendentale. Quell'uomo pacifico che scatenò un putiferio si chiamava Charles Darwin.
A cena col dinosauro, racconta l'epopea della nascita della Paleontologia, attraverso molti dei suoi protagonisti e le loro storie, spesso bizzarre, spesso tragiche, incontreremo la mai adeguatamente ricordata Mary Shelley, lo sfortunato Mantell, il facondo Buckland, l'epico Cuvier, quello spietato di Owen e molti altri. Un libro che ci porta a riflettere sul senso profondo dell'Uomo nella storia della vita e del percorso fatto per comprenderlo, con una leggerezza e una profondità che rendono la lettura un vero momento di piacere.
domenica 12 luglio 2026
Impallinare la razionalità
1) https://www.scienzainrete.it/lettera-aperta-ispra
2) https://www.raiplaysound.it/audio/2026/06/Radio3-Scienza-del-29062026-c78a13ec-b05c-46be-b60f-7ee1ead87a9f.html
3) https://www.scienzainrete.it/articolo/crea-rischia-grave-perdita-di-autorevolezza-scientifica/2026-07-10
Gli (in)utili anniversari
sabato 10 gennaio 2026
Green Wars pt.3: Mal d'Africa
Altra zona di frizione, non solo tettonica in questo caso, è il continente africano, da sempre oggetto dello cupidigia delle potenze imperialiste, affamate delle sue ricchezze.
Se fino a qualche tempo fa erano i terreni agricoli africani a far gola alle multinazionali estere - con preponderanza delle cinesi - oggi sono tornate di nuovo centrali le risorse del sottosuolo. Come sappiamo le commodities tra le più ricercate al giorno d'oggi sono gli elementi del gruppo delle Terre Rare, l'Africa non era ritenuta particolarmente significativa in tal senso, ma comunque molto importante per altri metalli critici, quali il Cobalto per esempio. In realtà anche nelle terre rare sembra che vi siano nuovi sviluppi. Numerose sono, infatti, le attività cinesi di prospezione o comunque di ricognizione rispetto le risorse già note e una valutazione sulla stima di quelle potenziali. Il processo fa parte della strategia del dragone per non perdere la sua indiscussa preminenza nel controllo di tali elementi. Secondo uno studio cinese sono stimate in 196,46 x 104 le riserve note e in 1.014,4 x 104 le risorse potenziali, distribuite in 12 paesi, tutti della zona subsahariana, divisi in depositi di diversa natura geologica, da formazioni costitute da sistemi di rocce intrusive, a complessi metamorfici a depositi sedimentari.
Di queste ricchezze i paesi africani in realtà non godono il giusto ritorno e questo ha spinto diversi paesi ad operazioni di nazionalizzazione delle compagnie minerarie con conseguenti conteziosi legali, instabilità dei prezzi per taluni minerali e crisi politiche anche profonde. Tutto ciò rende più difficile gli investimenti in Africa, con ulteriore frustrazione delle legittime aspirazioni dei governi locali. Esemplare è il caso del Congo, principale produttore mondiale di Cobalto, minerale fondamentale per le principali tecnologie, che, tentando di riprendere il controllo delle proprie risorse, la cui estrazione ha un costo ambientale e in termini di vite umane dei lavoratori impiegati - spesso bambini - assai elevato, che ha dovuto patire un crollo del prezzo, in parte determinato dalle strategie delle compagnie estromesse dalla gestione dei siti minerari.
La debolezza africana sta anche nella carenza di infrastrutture che rende difficile insediare le fasi successive della filiera estrattiva, ossia la fusione e lavorazione, cosa che consentirebbe davvero uno sviluppo delle economie locali, ma ciò è anche ostacolato dagli opposti interessi delle compagnie estere, specie cinesi che devono, invece, far fronte alla propria sovracapacità di lavorazione.
Altri paesi africani, fondamentali per altri minerali, si pensi al Niger con l'Uranio, o il Ghana con Oro hanno tentato di riprendere il controllo nella gestione, trovandosi a scontrarsi con accordi capestro, specie con le compagnie USA, oggi ancora più avvezze a tali metodi, visto l'aperto sostegno a tali metodi da parte dell'amministrazione Trump. E' probabile che dopo il caso Maduro, gli USA applicheranno ulteriori e più stringenti pressioni sui già traballanti governi africani.
L'Africa è ricca di idrocarburi a nord del Sahara e in Nigeria, carburanti della "vecchia" industrializzazione, ma non ne trae grande benessere, così come accade con i minerali critici per l'high e green tech della nuova economia. Anzi ne ricava solo gli aspetti negativi, l'elevato impatto ambientale e i costi sociali, di più, paga anche le conseguenze del cambiamento climatico antropico, che sta generando un peggioramento della situazione per il continente con ulteriori carestie e difficoltà di accesso all'acqua, unito a eventi calamitosi sempre più frequenti e pesanti. Questo a sua volta provoca l'instabilità e la migrazione delle popolazioni, spesso attratte dalla vecchia Europa che non sa affrontare la questione oscillando tra marginalizzazione e respingimenti.
Si può cambiare tutto ciò? Con accordi equi partenariati paritari, di cui i primi promotori dovrebbero essere Medio Oriente ed Europa. Strada su cui oggi si viaggia in ordine sparso e con passo troppo insicuro.
Cobalto del Congo, nuovo terreno di scontro tra Stati Uniti e Cina
Africa occidentale: “nazionalismo delle risorse” all’opera
domenica 19 ottobre 2025
Consigli di Lettura: VERTIGINE
Vertigine è un viaggio che l'autrice di fa fare, partendo da una fase delicata della sua vita, per capire come si possa riuscire ad avere fiducia nella Scienza, anche nel momento in cui sarebbe più comodo o semplice altro. Si racconta il delicato rapporto tra la speranza che si cerca e rincorre, soprattutto quando ci si confronta con la malattia ed il rigore che la Scienza deve mantenere. La necessità di speranza può farci deviare, vacillare rispetto alla razionalità a farci cercare vie alternative, che si travestono da Scienza, ma in realtà sono illusioni, se non peggio ovvero veri e propri inganni. Chiunque può finire in queste trappole, poiché siamo esseri umani con le nostre fragilità, l'autrice stessa, ci racconta come sia capitato proprio a lei, e come abbia saputo accorgersene, trarre una lezione ed esplorare proprio questa questione, per trovare quegli elementi utili a tutti, al fine di sapere come orientarsi in determinati frangenti.
Per farlo, Vertigine ripercorre alcune tappe della nostra storia recente, quelle grandi illusioni e mistificazioni che furono i casi Di Bella e Stamina, che seppero catalizzare e condizionare l'opinione pubblica del paese, forzando persino le istituzioni a scelte tutt'altro che oggettive e mettendo in cattiva luce le istituzioni scientifiche, mediche in particolare ufficiali, gettando i semi per quel senso di sfiducia oggi così malcelatamente diffuso. Si attraversa poi l'epopea della fecondazione assistita, dagli inizi così accidentati, ma a cui oggi si devono milioni di vite, i calvari dei malati di tumori e malattie rare che spesso di devono scontrare con la durezza dei numeri che rendono non solo onerosissime le ricerche, ma anche le cure stesse e soprattutto la possibilità di disporre di un numero di casi compatibili con le necessità della sperimentazione. Si affronta poi una delle tendenze mainstream degli ultimi anni - onore al merito alla Mautino per la temerarietà - l'Osteopatia, ripercorrendo le origini teoriche della "disciplina" spesso sconosciute ai suoi medesimi praticanti e raccontando i tentativi di darsi un contegno da Scienza Medica. Vista l'agitazione che ha suscitato nel mondo degli osteopati è indubbio che ci abbia colto piuttosto bene.
L'autrice - abbiamo già detto quanto ci piace la Mautino? - evidenzia l'importanza della comunicazione e dell'empatia da parte degli operatori della Scienza, Medica in questo caso specifico, per ricostruire il rapporto fiduciario con la collettività, e di come ciò non costituisca uno svilimento del ruolo, ma anzi, sia un appiglio formidabile per non far finire tra le braccia dei venditori di illusioni. Ecco perché si ricorda il meritorio ruolo delle associazioni dei malati, che non solo sostengono economicamente spesso le ricerche, ma soprattutto creano una rete di supporto emotivo e spesso anche materiale per i pazienti stessi, con storie che troverete nel libro, davvero profonde. Emerge la necessità che vi sia un Sistema Sanitario Nazionale, che sia solido ed efficiente, parte fondamentale per garantire un duraturo rapporto di fiducia della società verso la Scienza Medica e le sue istituzioni.
Avevo promesso anche delle dure critiche e non mi tiro indietro. Eccole:
- il libro finisce subito. Lo stile della Mautino è così scorrevole che te lo fa letteralmente volare.
- le note sono a fine libro, personalmente mi innervosisce fare su e giù tra le pagine.
Vabbè... si capisce che mi è piaciuto. Leggetelo e regalatelo.
p.s. Quanto è brava la Mautino
domenica 21 settembre 2025
Green Wars pt.2: Groenlandia dreaming
Paradossalmente potrebbero diventare disponibili risorse che
servono alle tecnologie green che dovrebbero essere funzionali alla transizione
energetica verso uno sviluppo meno climalterante. Sembra una gigantesca opera
di Escher in chiave ambientale.
La più grande isola del mondo, la Groenlandia di Erik il
rosso è al centro della corsa all’Artico2. Anche questa è una terra
geologicamente molto antica, oggi molto stabile, ma frutto di collisioni
titaniche, intense attività vulcaniche, fratture e saldature, ci sono rocce più
vecchie di 3 miliardi di anni3. Sostanzialmente la Groenlandia è
costituita da tra placche che si sono saldate oltre 2 miliardi di anni fa e che
si sono trovate coinvolte nei processi di scontro e separazione con lo scudo
canadese da una parte e la Laurasia dall’altro, in parte è stata coinvolta
nelle vicende che hanno portato alla formazione dello scudo ucraino, ci sono
stati diversi processi di orogenesi e di distensione, l’ultimo si è concluso
dell’Oligocene, circa 45 milioni di anni fa. Il connubio di fenomeni vulcanici
e metamorfici determina le peculiarità litologiche, che rendono oggi la Groenlandia
così desiderabile. Vi sono, infatti, riserve accertate di Uranio, Torio, ma
soprattutto terre rare e petrolio4,5.
L’amministrazione Trump che sta cercando di affrancare gli
USA da ogni possibile dipendenza cinese sui minerali strategici vuole sfruttare
la situazione6. La Groenlandia è un boccone prelibato sia per le sue
risorse che per il controllo delle rotte artiche, averla rafforzerebbe gli
Stati Uniti del gruppo dei paesi che si spartiscono il controllo del polo. Qui,
però, diversamente dal caso ucraino dove il governo statunitense usa, a mo’ di
ricatto, il sostegno contro l’invasione russa, per costringere Kiev a cedere le
proprie risorse, per cercare di portarsi a casa l’isola gli americani stanno
facendo pressioni sulla comunità locale, ingerendo nella politica interna e
facendo sfoggio muscolare paventando interventi militari al fine di mettere in
sicurezza la Groenlandia da possibili mire moscovite e pechinesi. Oggi la terra
di Erik il Rosso, pur godendo di ampia autonomia e in procinto di raggiungere
piena indipendenza è sotto amministrazione danese, in particolare per la
politica estera. Copenaghen ovviamente risulta particolarmente irritata dall’atteggiamento
statunitense e lo è anche l’UE che ha avviato da qualche tempo diverse
iniziative di cooperazione con l’isola su questioni che vanno dalle politiche
energetiche ad appunto quelle minerarie.
Per il momento i groenlandesi non sembrano apprezzare, anzi, gli
approcci di Washington, ma visti i tempi non si possono escludere iniziative
che sembravano impensabili fino a ieri.
Per altro le risorse così ambite, potrebbero in realtà non
essere così magnifiche. La steenstrupina,
il minerale che contiene le terre rare, presente in Groenlandia, è piuttosto
complesso, con composizione variabile, il che rende arduo standardizzare un
processo efficiente di raffinazione, che per altro risulta ambientalmente molto
impattante e costoso, tanto da non aver finora prodotto particolari iniziative
minerarie in materia. Questo, però, dipende
dal fatto che finora il controllo dell’autorità locale sulla questione è stato
diretto e forte e ovviamente i groenlandesi hanno nella tutela del loro
territorio una fortissima preoccupazione.
Se l’isola diventasse satellite, protettorato o parte integrante degli
USA potrebbero diventare altri i parametri di giudizio, con forte rischio che
non sarebbero del tutto ponderati e razionali, opzione non improbabile visto
come ragiona l’establishment trumpiano.
L’UE deve necessariamente rafforzare la cooperazione con Copenaghen
e la Groenlandia, favorirne il processo di autodeterminazione, contrastare le
ingerenze USA e tentare di creare un fronte comune col Canada che abbia nella
cooperazione diplomatico-economica anche delle risorse strategiche una forte
intesa e che porti ad un’alleanza in grado di presidiare quello che è uno dei “punti
caldi” del pianeta nella sfida alla sostenibilità ambientale, l’Artico, trincea
dove sono destinarsi a fronteggiarsi modelli di sviluppo contrastanti, ma
anche, a quanto pare la democrazia con l’autocrazia.
1) Artico: geopolitica di una partita a due
3) La storia geologia della Groenlandia e la sua importanza economica e strategica





