Eppure in alcune parti del mondo si tenta un percorso diverso. Da decenni esistono patti multilaterali tra più Stati proprio nel continente più martoriato dalla difficoltà di accesso all'acqua e da conflitti spesso ferocissimi. L'Africa. Dal Senegal al lago Ciad, in alcuni casi gli accordi tra Stati trasformano i fiumi condivisi in strumenti di negoziato politico 1). Questo tipo di accordi non solo coinvolgono le Istituzioni di Governo dei vari Stati, ma anche la comunità Tecnica e Scientifica e le realtà locali, si creano occasioni di collaborazione, confronto e convivenza che consentono una gestione non conflittuale dell'acqua, una distribuzione equa e una tutela della risorsa. Alcuni di questi enti operano ormai da oltre 3 decenni. Certo non è tutto rose e fiori, soprattutto quando ci sono governi malcelatamente autoritari che utilizzano le megaopere infrastrutturali come strumento di propaganda, ciò genera tensioni e conflitti, è il caso della Julius Nyerere Hydropower Station, enorme diga sul fiume Rufiji in Tanzania, frutto di ingenti investimenti dell'Egitto che vorrebbe in qualche misura riuscire a creare una propria primazia regionale. Sarebbe opportuno che vi fossero sistemi di supporto finanziario a queste iniziative che non consentissero a nessuno Stato di poter in qualche modo esercitare una funzione prevaricatrice. In tal senso queste esperienze funzionano nella misura in cui trovano anche un'adeguato supporto democratico e sorgono su basi paritetiche. Nel complesso, però, il modello è tra le esperienze più originali e positive espresse dal continente Africano.
A casa nostra, invece, risulta difficile far capire che un fiume è un corpo unico, pur con molte sfaccettature e peculiarità e che le dinamiche fluviali non si curano molto dei confini amministrativi. Una gestione coordinata e unitaria è pertanto auspicabile, per poter garantire tutela dell'ambiente e della disponibilità idrica. Questo, però, non sembra tanto chiaro dalle nostre parti, dove si ritiene che il Parco Interregionale del delta del Po, frutto della messa a fattor comune delle risorse di Veneto ed Emilia Romagna sia ritenuto da qualcuno un carrozzone e in nome dell'autodeterminazione dei popoli e delle autonomie locali (!) c'è chi in Consiglio Regionale Veneto propone di abolirlo 2), ovviamente basandosi - come su altri temi per altro - su convinzioni frutto di elaborazioni piuttosto demagogiche e irrazionali.
Se c'è una cosa che dovremmo aver imparato dal passato, anche recente è che le acque richiedono gestioni unitarie e competenti.
1) Perché la diplomazia dell’acqua può aiutare l'Africa
2) Parco Delta del Po: proposta di legge contro l’ente unico interregionale





