mercoledì 26 agosto 2026

Ancora consigli di Lettura: il Dilemma dei Dinosauri

Endotermo o Ectotermo, questo è il dilemma. Se sia più nobile il tirannosauro scattante e muscoloso di JP o il vecchio caro Sauropode a bagnomaria nella palude.  Oggi abbiamo tutti praticamente la stessa iconografia dei dinosauri. Ed è quella plasmata dai film della serie di Jurassic Park (si badi a noi piace solo il primo...), che deriva degli omonimi libri. E che è diretta promanazione delle Teorie di Robert Bakker , insigne paleontologo statunitense oggi ottuagenario, che pubblicò "The Dinosaurs's heresies" libro che ormai oltre trent'anni fa, mutò radicalmente il modo di vedere i dinosauri. Bakker sostiene una sorta di superiorità biologica dei Dinosauri rispetto agli altri rettili e per questo non ritiene possano aver avuto un metabolismo ectotermo, cioè "a sangue freddo", ma dovevano essere a "sangue caldo" come i mammiferi e deve essere così perché gli Uccelli, che ormai è assodato sono un ramo della famiglia delle lucertole terribili, sono a loro volta a sangue caldo. Però, ci sono diverse cose che non tornano, diverse evidenze dei ritrovamenti paleontologici non supportano pienamente, anzi spesso contraddicono le posizioni di Bakker. Anzi in alcuni casi il sangue freddo meglio spiegherebbe le evidenze fossili, mentre in altri casi è vero il contrario. Bakker oggi è una paleo star e nell'opinione pubblica è impossibile pensare di rivedere l'immagine odierna dei dinosauri. Ma nel mondo accademico il dibattito e la discussione è rimasto vivo tra la corrente del "rinascimento dei dinosauri" di cui Bakker è il front man, e coloro i quali ne evidenziavano i limiti, che, però, obbiettivamente hanno avuto meno successo mediatico. In questo libro coraggioso, un paleontologo italiano, cui dobbiamo una serie magistrale di testi "La rivoluzione Piumata" che racconta la nascita della classe aves, Andrea Cau sfida pacatamente il totem di Bakker e con linguaggio molto piacevole ci conduce in viaggio e in un ragionamento sul metabolismo dei dinosauri, partendo sempre dal fatto che ci si deve basare sulle evidenze fossili e sul fatto che nessuno ha mai visto e nessuno vedrà mai un dinosauro vivo. Con rigore Cau ci fa vedere sotto altra luce questi straordinari animali del passato, fuori da stereotipi e preconcetti, o dalle magie della CGI, consegnandoceli nella loro peculiarità e nella loro particolarità, anche metabolica. Da leggere da parte di tutti i paleoappassionati, ma sarebbe bene anche da parte di divulgatori e docenti.

venerdì 7 agosto 2026

Consigli di Lettura: a cena col dinosauro.

Ci sono storie che sembrano fatte apposta per diventare film. Un gruppo di eccentrici dotti di epoca vittoriana che cenano abbondantemente in una esclusiva festa di capodanno dentro il simulacro (sbagliato) di un Iguanodonte, in vista di una sontuosa esposizione internazionale atta a celebrare l'apogeo culturale e tecnologico dell'Impero Britannico è senza dubbio una di quelle.

Sembra assurdo, ma Paleontologia e Geologia, due discipline scientifiche che si sono rivelate dirompenti nel rovesciare dogmi che sembravano inscalfibili, sono nate da un gruppo molto ristretto ed elitario di pomposi professori, eccentrici medici, reverendi e qualche figura eroica fuori dagli schemi e soprattutto dalle elites. E molto spesso questi figuri non volevano affatto mettere in discussione i dogmi religiosi su cui si fondavano le convinzioni su età della Terra, comparsa della vita, ruolo dell'Uomo, anzi cercarono pervicacemente di utilizzare l'osservazione razionale per confortare tali verità e quando le evidenze dispettose del record geologico mettevano in crisi le loro perfette speculazioni cercavano con tutte le forze spiegazioni che ne conciliassero il senso con il loro rispetto per la perfezione della Creazione.  Una cena di capodanno in un modello di Iguanodon pronto per l'esposizione al Crystal Palace volle sancire la convinzione di aver conseguito il traguardo di riuscire a tenere unite sacre scritture e spiegazione della storia della Terra. L'Evoluzione, solo vagheggiata era un'eresia ignominiosa, sebbene molti fatti cominciassero a far capolino. Persino i dinosauri trovarono il loro posto nel creato. Fu il più riluttante dei rivoluzionari a far crollare tutto questo, raccontandoci che il cambiamento fa parte della Vita su questo pianeta, che ha avuto una storia lunghissima e che per accadere non ha bisogno di nessuna spiegazione trascendentale. Quell'uomo pacifico che scatenò un putiferio si chiamava Charles Darwin.

A cena col dinosauro, racconta l'epopea della nascita della Paleontologia, attraverso molti dei suoi protagonisti e le loro storie, spesso bizzarre, spesso tragiche, incontreremo la mai adeguatamente ricordata Mary Shelley, lo sfortunato Mantell, il facondo Buckland, l'epico Cuvier, quello spietato di Owen e molti altri. Un libro che ci porta a riflettere sul senso profondo dell'Uomo nella storia della vita e del percorso fatto per comprenderlo, con una leggerezza e una profondità che rendono la lettura un vero momento di piacere.


domenica 12 luglio 2026

Impallinare la razionalità

Nei mesi scorsi abbiamo rilanciato tutti gli appelli e le iniziative per la difesa dell'indipendenza e autonomia delle istituzioni scientifiche nel nostro paese. Temevamo che anche qui ci fosse un effetto emulazione del Trumpismo con tutti gli sconquassi che sta creando alla credibilità e funzionali del sistema tecnico scientifico americano. In realtà questo pericolo in Italia non nasce da oggi, ai tempi dei giallo verdi ci fu il tentativo di mettere un fedele al governo all'ISTAT, per poter indirizzare l'ente statistico, e poi si ebbe anche il caso della nomina alla direzione dell'Agenzia Spaziale Italiana. Purtroppo il tentativo della politica di appropriarsi delle Istituzioni Scientifiche non viene mene, e in questo l'appetito della destra è tuttaltro che soddisfatto. Di recente vi è il tema della nomina del direttore di ISPRA, l'Istituto Superiore per la Ricerca e l'Ambiente, dove sembra che si voglia emulare il modello Trump sull'EPA (l'Ente America per la Protezione dell'Ambiente) e che ha portato la mobilitazione di un
folto gruppo di associazioni scientifiche, accademici e opinione pubblica (1). 
Oggi vi è il tema delle modifiche alla legge 157/92 previste dal disegno di legge 1552 – noto come DDL caccia – approvato al Senato, che ora passerà in discussione alla Camera (2), il DDL comporta tra le altre  cose, l'aumento delle aree in cui sarà possibile cacciare. L'oca selvatica, il colombaccio e il piccione di città diventano specie cacciabili. Le finestre temporali dedicate all'attività venatoria si allargano, includendo anche le stagioni riproduttive e migratorie. Il problema di questa norma è che nasce senza alcun consulto con le Istituzioni Scientifiche di settore e gli studiosi, ma risponde alle mere logiche di una delle lobby particolarmente attiva tra le forze di governo. Diventa palese e accettato che si possano umiliare i dati oggettivi in favore di esigenze di parte, anche quando basate su interessi di parte. O su posizioni ideologiche (ci si è già passati in altri campi per esempio OGM e Biologico).
Altra criticità sono le nomine al CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), che il Governo vuole utilizzare per sistemare propri esponenti che hanno nella fedeltà e militanza i loro principali meriti in luogo delle competenze necessarie al ruolo, anche qui si sta avendo una mobilitazione di esperti e associazioni, tra tutti ricordiamo la sempre eroica senatrice Cattaneo.
In questi giorni poi abbiamo avuto il caso della Naturopata, esperta in medicina quantica, assunta in un Ospedale Pubblico, assunzione stoppata solo dal fatto che la questione è diventata di dominio pubblico e giustamente stigmatizzata e il caso delle terapie a base di reiki, denunciate nientemeno che dall'associazione degli esorcisti (!) sì avete capito bene, prima che dall'Ordine dei Medici. Qui si è distinta come sempre per chiarezza e prontezza nel raccontare l'anomalia di questi eventi la sempre fiera Beatrice Mautino.
Perché è un problema se succedono queste cose? Nel caso medico perché si sprecano soldi pubblici in terapie che ben che vadano non hanno alcune effetto, ma fanno perdere tempo utile al paziente che vi viene sottoposto anziché usare le vere terapie. Nel caso dell'agricoltura perché ci fanno inseguire dottrine che sovente comportano sprechi di denaro, tempo e territorio e fanno perdere competitività al settore e mettono a rischio intere filiere. Più in generale non solo si buttano soldi pubblici, si fanno scappare interi gruppi di ricerca, si perdono risorse preziose, ma soprattutto si generano le condizioni per essere esposti ai rischi di un approccio incompetente e irrazionale, inadatto ad affrontare sia le innovazioni che le emergenze.

1) https://www.scienzainrete.it/lettera-aperta-ispra

2) https://www.raiplaysound.it/audio/2026/06/Radio3-Scienza-del-29062026-c78a13ec-b05c-46be-b60f-7ee1ead87a9f.html

3) https://www.scienzainrete.it/articolo/crea-rischia-grave-perdita-di-autorevolezza-scientifica/2026-07-10

Gli (in)utili anniversari

Quest'anno ricorrono diversi anniversari di eventi calamitosi di varia tipologia. Abbiamo i 50 anni del terremoto del Friuli (1), gli altrettanti del disastro di Seveso (2,3), che anno pessimo fu il 1976, i 40 anni di Chernobyl (4) e a novembre avremo i 60 anni della grande alluvione del 1966. Tutti eventi catastrofici, alcuni con cause naturali come il terremoto del Friuli e la grande alluvione, gli altri legati ad attività ed errori umani.
Da tutti questi si sono apprese lezioni, emanate leggi, scaturiti cambiamenti. Il terremoto del Friuli che arrivò dopo i disastri della grande alluvione e del Vajont portò alla nascita definitiva del sistema di Protezione Civile sotto la guida del mitico prof. Zamberletti, fu un cambiamento importante che portò a dotarsi di un modello sempre pronto alle emergenze. Si intensificarono le leggi sul monitoraggio dei rischi del territorio e sugli strumenti di prevenzione. Anche da Seveso e Chernobyl scaturirono norme a livello internazionale per la gestione dei siti industriali complessi e nucleari che ebbero impatto rilevantissimo sulla sicurezza globale. 
La celebrazione di questi anniversari, col tempo, rischia di diventare sempre più una vuota commemorazione, ricca di retorica, condita con la proliferazione di documentari o fiction, ma poco meno.
Dovrebbero in realtà servire a mantenere viva nella società quell'estrema consapevolezza che si generò ogni volta in cui si ebbero tali accadimenti, sui temi della sicurezza, della salute, dell'ambiente e sulla necessità di determinati comportanti e procedimenti. Troppo spesso oggi, queste questioni sono vissute con fastidio e noia anche dal grosso dell'opinione pubblica e sono oggetto di becera strumentalizzazione da parte di forze politiche o sociali di varia natura.
E' fondamentale in tal senso che la comunità tecnico scientifica, professionale  e le Istituzioni sappiano rendere queste occasioni di nuovo momento di riflessione diffusa e di analisi se sia possibile migliorare ancora sui temi che questi disastri pongono in tema di prevenzione, educazione, innovazione, preparazione.
Per far si davvero che si possa dire di aver capito.



1) https://ilbolive.unipd.it/it/tags/terremoto-friuli
2) https://www.scienzainrete.it/articolo/seveso-nube-bosco-e-leredit%C3%A0-di-disastro/luca-carra/2026-07-08?utm_source=substack&utm_medium=email
3) https://www.raiplaysound.it/audio/2026/07/Radio3-Scienza-del-10072026-01960dfc-3924-44ec-b10e-b6bb93832955.html
4) https://ilbolive.unipd.it/it/news/societa/percorsi-ritornare-chernobyl-40-anni-dopo

sabato 10 gennaio 2026

Green Wars pt.3: Mal d'Africa

In questi tempi, lo abbiamo visto la geopolitica torna, almeno che si sia smesso almeno per un po', a giocarsi anche con i conflitti armati, sia vecchio stile con missili, carri armati, elicotteri etc, che con innovazioni quali droni, attacchi informatici e via di seguito. Le risorse e le rotte  commerciali sono ancora l'oggetto del desiderio e lo saranno sempre più, come il sempre caro vecchio idrocarburo. Il caso Groenlandia, di cui abbiamo già parlato e sempre d'attualità e paradigmatico. Siamo tornati in un mondo che vorrebbe essere spartito con logiche di Potenza.

Altra zona di frizione, non solo tettonica in questo caso, è il continente africano, da sempre oggetto dello cupidigia delle potenze imperialiste, affamate delle sue ricchezze. 

Se fino a qualche tempo fa erano i terreni agricoli africani a far gola alle multinazionali estere - con preponderanza delle cinesi - oggi sono tornate di nuovo centrali le risorse del sottosuolo. Come sappiamo le commodities tra le più ricercate al giorno d'oggi sono gli elementi del gruppo delle Terre Rare, l'Africa non era ritenuta particolarmente significativa in tal senso, ma comunque molto importante per altri metalli critici, quali il Cobalto per esempio. In realtà anche nelle terre rare sembra che vi siano nuovi sviluppi. Numerose sono, infatti, le attività cinesi di prospezione o comunque di ricognizione rispetto le risorse già note e una valutazione sulla stima di quelle potenziali. Il processo fa parte della strategia del dragone per non perdere la sua indiscussa preminenza nel controllo di tali elementi. Secondo uno studio cinese sono stimate in 196,46 x 104 le riserve note e in 1.014,4 x 104 le risorse potenziali, distribuite in 12 paesi, tutti della zona subsahariana, divisi in depositi di diversa natura geologica, da formazioni costitute da sistemi di rocce intrusive, a complessi metamorfici a depositi sedimentari.

Di queste ricchezze i paesi africani in realtà non godono il giusto ritorno e questo ha spinto diversi paesi ad operazioni di nazionalizzazione delle compagnie minerarie con conseguenti conteziosi legali, instabilità dei prezzi per taluni minerali e crisi politiche anche profonde.  Tutto ciò rende più difficile gli investimenti in Africa, con ulteriore frustrazione delle legittime aspirazioni dei governi locali. Esemplare è il caso del Congo, principale produttore mondiale di Cobalto, minerale fondamentale per le principali tecnologie, che, tentando di riprendere il controllo delle proprie risorse, la cui estrazione ha un costo ambientale e in termini di vite umane dei  lavoratori impiegati - spesso bambini - assai elevato, che ha dovuto patire un crollo del prezzo, in parte determinato dalle strategie delle compagnie estromesse dalla gestione dei siti minerari.

La debolezza africana sta anche nella carenza di infrastrutture che rende difficile insediare le fasi successive della filiera estrattiva, ossia la fusione e lavorazione, cosa che consentirebbe davvero uno sviluppo delle economie locali, ma ciò è anche ostacolato dagli opposti interessi delle compagnie estere, specie cinesi che devono, invece, far fronte alla propria sovracapacità di lavorazione.

Altri paesi africani, fondamentali per altri minerali, si pensi al Niger con l'Uranio, o il Ghana con Oro hanno tentato di riprendere il controllo nella gestione, trovandosi a scontrarsi con accordi capestro, specie con le compagnie USA, oggi ancora più avvezze a tali metodi, visto l'aperto sostegno a tali metodi da parte dell'amministrazione Trump. E' probabile che dopo il caso Maduro, gli USA applicheranno ulteriori e più stringenti pressioni sui già traballanti governi africani.

L'Africa è ricca di idrocarburi a nord del Sahara e in Nigeria, carburanti della "vecchia" industrializzazione, ma non ne trae grande benessere, così come accade con i minerali critici per l'high e green tech della nuova economia. Anzi ne ricava solo gli aspetti negativi, l'elevato impatto ambientale e i costi sociali, di più, paga anche le conseguenze del cambiamento climatico antropico, che sta generando un peggioramento della situazione per il continente con ulteriori carestie e difficoltà di accesso all'acqua, unito a eventi calamitosi sempre più frequenti e pesanti. Questo a sua volta provoca l'instabilità e la migrazione delle popolazioni, spesso attratte dalla vecchia Europa che non sa affrontare la questione oscillando tra marginalizzazione e respingimenti. 

Si può cambiare tutto ciò? Con accordi equi partenariati paritari, di cui i primi promotori dovrebbero essere Medio Oriente ed Europa. Strada su cui oggi si viaggia in ordine sparso e con passo troppo insicuro.

Cobalto del Congo, nuovo terreno di scontro tra Stati Uniti e Cina

Africa occidentale: “nazionalismo delle risorse” all’opera