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domenica 19 ottobre 2025

Consigli di Lettura: VERTIGINE

Ci sono libri che hanno il pregio di arrivare al momento giusto nella vita di una persona o nella fase storica in cui sono più necessari. VERTIGINE di Beatrice Mautino è, secondo me, uno di questi, il tempismo nel dibattito pubblico del nostro paese è, direi, perfetto. Sì è vero, lo ammetto preventivamente, a me la Mautino piace da matto e starei ore ad ascoltarla, prometto, però, che nella mia disamina del testo sarò serio e saprò anche fare le necessarie e perentorie critiche. 

Vertigine è un viaggio che l'autrice di fa fare, partendo da una fase delicata della sua vita, per capire come si possa riuscire ad avere fiducia nella Scienza, anche nel momento in cui sarebbe più comodo o semplice altro. Si racconta il delicato rapporto tra la speranza che si cerca e rincorre, soprattutto quando ci si confronta con la malattia ed il rigore che la Scienza deve mantenere. La necessità di speranza può farci deviare, vacillare rispetto alla razionalità a farci cercare vie alternative, che si travestono da Scienza, ma in realtà sono illusioni, se non peggio ovvero veri e propri inganni. Chiunque può finire in queste trappole, poiché siamo esseri umani con le nostre fragilità, l'autrice stessa, ci racconta come sia capitato proprio a lei, e come abbia saputo accorgersene, trarre una lezione ed esplorare proprio questa questione, per trovare quegli elementi utili a tutti, al fine di sapere come orientarsi in determinati frangenti.

Per farlo, Vertigine ripercorre alcune tappe della nostra storia recente, quelle grandi illusioni e mistificazioni che furono i casi Di Bella e Stamina, che seppero catalizzare e condizionare l'opinione pubblica del paese, forzando persino le istituzioni a scelte tutt'altro che oggettive e mettendo in cattiva luce le istituzioni scientifiche, mediche in particolare ufficiali, gettando i semi per quel senso di sfiducia oggi così malcelatamente diffuso.  Si attraversa poi l'epopea della fecondazione assistita, dagli inizi così accidentati, ma a cui oggi si devono milioni di vite, i calvari dei malati di tumori e malattie rare che spesso di devono scontrare con la durezza dei numeri che rendono non solo onerosissime le ricerche, ma anche le cure stesse e soprattutto la possibilità di disporre di un numero di casi compatibili con le necessità della sperimentazione. Si affronta poi una delle tendenze mainstream degli ultimi anni - onore al merito alla Mautino per la temerarietà - l'Osteopatia, ripercorrendo le origini teoriche della "disciplina" spesso sconosciute ai suoi medesimi praticanti e raccontando i tentativi di darsi un contegno da Scienza Medica. Vista l'agitazione che ha suscitato nel mondo degli osteopati è indubbio che ci abbia colto piuttosto bene. 

L'autrice - abbiamo già detto quanto ci piace la Mautino? - evidenzia l'importanza della comunicazione e dell'empatia da parte degli operatori della Scienza, Medica in questo caso specifico, per ricostruire il rapporto fiduciario con la collettività, e di come ciò non costituisca uno svilimento del ruolo, ma anzi, sia un appiglio formidabile per non far finire tra le braccia dei venditori di illusioni. Ecco perché si ricorda il meritorio ruolo delle associazioni dei malati, che non solo sostengono economicamente spesso le ricerche, ma soprattutto creano una rete di supporto emotivo e spesso anche materiale per i pazienti stessi, con storie che troverete nel libro, davvero profonde. Emerge la necessità che vi sia un Sistema Sanitario Nazionale, che sia solido ed efficiente, parte fondamentale per garantire un duraturo rapporto di fiducia della società verso la Scienza Medica e le sue istituzioni.

Avevo promesso anche delle dure critiche e non mi tiro indietro. Eccole:

- il libro finisce subito. Lo stile della Mautino è così scorrevole che te lo fa letteralmente volare.

- le note sono a fine libro, personalmente mi innervosisce fare su e giù tra le pagine.

Vabbè... si capisce che mi è piaciuto. Leggetelo e regalatelo.


p.s. Quanto è brava la Mautino

lunedì 8 luglio 2024

Il falò delle innovazioni

Molti il 13 maggio avevamo gioito. Una notizia passata quasi inosservata.  Eppure davvero lo scorso 13 maggio si poteva definirlo una giornata storica: Vittoria Brambilla e Fabio Fornara dell'Università di Milano avevano messo a dimora le prime piantine di riso geneticamente editate TEA (tecniche CRISPR di evoluzione assistita) per resistere a parassiti come il brusone senza usare fitofarmaci, nella campagna pavese di Mezzana Bigli. Una sperimentazione certo, ma finalmente in campo aperto, il primo consentito in Italia, dopo il tetro rogo ordinato nel 2012 dal Ministero dell'Ambiente delle piante da frutto di sperimentazione dell'Università della Tuscia, vanificando anni di lavoro e di attese del mondo scientifico internazionale che guardava a quel lavoro con grandi aspettative.
Presenti il 13 maggi grandi amici del mondo della ricerca come la Senatrice Cattaneo, il mitico Defez e l'eroico Cappato. Avevamo gioito in diversi perché pensavamo che quello potesse essere l'incipit di un ritorno alla razionalità di questo paese e alla possibilità di lavorare sulle innovazioni anche in campo agricolo.  Anche sulle biotecnologie.
Nemmeno un mese dopo il campo è stato distrutto, si pensa da presunti attivisti ambientalisti anti OGM.  E pensare che in questo caso nemmeno erano OGM, si trattava di genome editing una tecnologia che permette di "lavorare" sul DNA delle piante senza introdurvi elementi esterni.
Su questo l'UE è molto ipocrita, vietiamo gli OGM fatto salvo poi importarne a tonnellate, rendendoci anche sul lato alimentare dipendenti dai paesi extraeuropei e facendo fare tragitti molto poco sostenibili alle nostre derrate alimentari.
Sì perché il problema è proprio questo, se vogliamo davvero ridurre il nostro impatto sugli ecosistemi, senza sterminare il 70% della popolazione mondiale ed anzi garantendo un globale migliore tenore di vita ci serve un'agricoltura efficiente, che richieda meno dispendio di acqua ed energia, meno necessità di fertilizzanti e agrofarmaci. Oltre certo un cambio di stile di vita che, per esempio, ci porti a ridurre la carne, specie bovina nella nostra dieta - abbandonando lo scempio degli allevamenti intensivi, prediligere la frutta di stagione, variare le fonti proteiche.
Per farlo ci servono le tecnologie, sia quelle meccaniche per migliorare irrigazione, semina, controlli, sia quelle biotecnologiche, che consentono di produrre piante in grado di crescere più in fretta con meno risorse e impatto e con miglior resa alimentare.
E sì sono arrabbiato per la  distruzione della sperimentazione TEA. Sia perché l'opinione pubblica, i media, la politica, le istituzioni, lo stesso mondo agricolo non hanno affatto dato rilevanza al fatto, ne manifestato il proprio sdegno, dimostrando ancora una volta quanto questo paese sia inadeguato al futuro. Ma a questo punto mi viene da dire anche al presente.
Un piccolo gesto concreto che ognuno può fare è firmare l'appello dell'associazione Coscioni pro ricerca biotecnologica.