mercoledì 24 settembre 2014

complotto alla veneta?

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Diceva un notissimo personaggio della nostra storia repubblicana. Ma penso che nemmeno lui avrebbe avuto la fantasia dietrologica che ha alimentato la riflessione che sto per fare. Riflessione che, ammetto, non è tutta farina del mio modesto sacco intellettuale, ma deriva dagli originali spunti di un mio stimato amico, assai attento ai dettagli e di grande acume nelle visioni. Non sono uno che generalmente crede ai "complotti" ed anzi aborrisco quel tipo di cultura. Ma a mio avviso c'è una strana serie di accadimenti che si stanno concentrando nell'area veneziana. Un terribile mix di indolenza, destino cinico e baro, insipienza, cupidigia, avarizia, scarsa visione, incompetenza e un pizzico (e magari più d'uno) di precisa volontà di distruggere. Non sarà un complotto, perché richiederebbe un'intelligenza a dirigerlo e più cospiratori, ma potremmo parlare di una sfortunata serie di eventi. Altrimenti non mi spiego quello che sta accadendo. Ricapitoliamo:
- Venezia, attività portuale, esiste un porto commerciale e uno passeggeri in laguna di Venezia. Per garantire il traffico di grandi navi di un tipo o dell'altro è necessario garantire un certo pescaggio dei canali. Che vanno perciò, periodicamente ripuliti dai sedimenti che vi si accumulano.
- i fanghi di questi scavi, sia per lo scarico in Laguna di molte utenze nel corso degli anni, che della vicina presenza di un polo industriale, ormai, purtroppo, in coma irreversibile, non sono esattamente da fango terapia, per cui lo scavo e lo smaltimento costa un botto.
- ci si inventa, con un percorso, faticosissimo di interrare la linea di elettrodotti che passa in zona Moranzani e che collega la centrale ENEL di Fusina al mondo, nel quadro di un progetto di ammodernamento delle linee elettriche venete, e stoccare, previo trattamento, questi fanghi, con significativo risparmio di costi per la collettività.
- inizia un percorso per la Bonifica e riqualificazione di Porto Marghera.
- si introduce l'ipotesi progettuale di realizzare un porto commerciale a mare, fuori laguna, per ovviare alle varie criticità lagunari, ma sopratutto per ridurre il rischio e lo stress per la stessa.
- sorge il problema della navi da crociera, ugualmente problematiche, transitanti in bacino San Marco, oggetto di aspre contestazioni.
- si avvia a realizzazione il sistema MOSE, dopo anni di discussione , sistema di paratie per proteggere Venezia dalle acque alte che i problemi di subsidenza lagunare (dovuti a dinamiche sia naturali che antropiche che per amor di patria vi risparmio di enumerare qui, ma magari un'altra volta sì), e climatici stanno rendendo sempre più dannose per la città. Qui inizia la sfortunata serie.

Nell'ambito del MOSE scoppia uno scandalo corruzione, buona parte della classe politica e imprenditoriale del comune di Venezia e regionale è coinvolta, molti dei soggetti firmatari degli accordi di cui sopra finisce o agli arresti o comunque fuori gioco.
Comitati. Simpatici comitati anti Traliccio nella zona della bassa Veneziana e Padovana, animati certo, dai migliori intenti - mortacci sua - fanno ricorso al progetto di riqualificazione delle reti elettriche, chiedendo l'interramento di tutte le linee in nome del paesaggio e della salubrità ambientale (anche qui ci sarebbe altro da dire, ma lo faremo - forse - in un'altra occasione), dopo tira e molla tipico italiano il Consiglio di Stato da loro ragione, l'ente gestore delle linee butta tutto all'aria e informa che rifarà il percorso progettuale - VIA compresa - daccapo. Buona notte suonatori. Salta la possibilità di gestire i fanghi con una soluzione a minor costo, salta lo scavo dei canali, salta pure una riqualificazione - con spostamento di una fabbrica - della zona dei Moranzani (alla faccia dell'agenda 21 che c'era stata). Salta sì, al di la delle minimizzazioni politiche di facciata.
Nel mentre... l'Autorità Portuale, rimasta indenne dal diluvio di manette avvenuto in Laguna, che ha distrutto il Magistrato alle Acque, commissariato il Comune, massacrato la Regione, si dimentica del Porto Commerciale in Mare, ma si ricorda della questione crociere e si inventa lo scavo di una altro canale lagunare (!) per portare in Laguna le navi da crociera, evitando il bacino san Marco, ma sollevando comunque un vespaio, quando a mio avviso, si poteva (e si potrebbe - e si può) pensare a un porto lato mare, in zona Lido, sostanzialmente generando un braccio di ferro multiplo che potrebbe portare a lunghe contese giudiziarie che potrebbero portare a un nulla di fatto.
Alla fine si sta concludendo solo, forse il MOSE, nonostante tutto - sperando che per lo meno serva.
Anziché cercare soluzioni, che ci sono, per la difficile quadratura, tra rispetto della fragilità lagunare e riduzione degli impatti, valorizzazione ambientale e turistica della stessa, con ammodernamento e ampliamento delle attività portuali e produttive, mi pare si vada, magari involontariamente,  in ordine sparso, a un ridimensionamento del Porto di Venezia a favore di quello di Trieste (più piccolo, ma fondali rocciosi, maggior pescaggio, niente sedimenti da scavare), ad una desertificazione industriale e produttiva dell'area veneziana, sempre più dipendente da un turismo mordi e fuggi a forte impatto ambientale e sociale, a una deriva ambientale della laguna, a una periferizzazione anche nei collegamenti infrastrutturali dell'area. Insomma Venezia Disneyland e basta.
Se c'è qualcuno che sta dirigendo scientemente questo percorso. E' un genio del male che manco il dottor Zero di Fantaman...

mercoledì 10 settembre 2014

La Catastrofe, l'Esasperazione e Bilbo Baggins

C'è una bella scena, di un film, a me molto piaciuto - Viva la Libertà - dove il protagonista (interpretato da Tony Servillo), un Professore con turbe psichiche che si sostituisce al fratello gemello, capo politico del partito della sinistra italiana, fuggito perché in crisi personale, durante un dibattito pubblico afferma che oggi tutto si basa sulla Catastrofe. Politica, Economia, Società, tutto si regge sul paventare continue catastrofi. Questo per giustificare - è la mia interpretazione - il continuo ricorso a misure emergenziali, agli "uomini della provvidenza", a soluzioni contingenti, spesso raffazzonate. La catastrofe è sempre dietro l'angolo, che sia la dissoluzione dell'UE, il default economico, la "fine della Grecia", il cambiamento climatico, l'invasione islamica, ogni scusa è buona per far ingoiare rospi, posporre scelte, evitare il confronto, fare "quadrato" anche attorno a un idiota, "perché non è il momento di dividersi", oppure la Catastrofe torna buona per impedire qualsiasi cosa, sia essa una misura economica, una ricerca innovativa, un'opera pubblica o più semplicemente un senso unico nel nostro quartiere. Il protagonista del film, ritiene, e io concordo, che la gente di questo sistema non ne possa più.  Sì penso non ne possa più, ciò non di meno non vi si sottrae, nemmeno quando ne ha la possibilità.
E poi c'è l'Esasperazione. l'andazzo negativo, il malgoverno, l'inefficienza, le ruberie, la crisi economica, la criminalità, la burocrazia, hanno reso esasperata la società. Nel senso che la pazienza è finita. Ormai non vi è più alcuna tolleranza. Ci si scaglia con foga inaudita contro chiunque possa essere oggetto della nostra acredine: se uno viene, per esempio, eletto per la prima volta a pubblica carica, dopo 5 minuti gli vengono addossate le colpe vere o presunte di tutti i suoi predecessori. Oppure se ce l'abbiamo con la società dei trasporti o dei rifiuti, il primo autista o spazzino che ci passino vicini - indipendentemente da come stiano lavorando - saranno obbiettivo del nostro livore. Si perde la capacità di ragionamento, e ci diventa intollerabile chi argomenta in una qualche discussione, spiegandoci che le cose sono più complesse di come vorremmo noi, irrazionalmente di viene egli l'ostacolo alla nostra serenità o la causa del nostro malessere. Ci si imbarbarisce, si perde anche un po' di pietà umana. A me fa sempre specie, ad esempio, quando qualcuno viene arrestato per qualche reato, specie quelli di ruberia varia, perché cadere in tentazione è facile, sia quando si è nel bisogno, che quando si è nell'occasione (infatti, io cerco di ripararmi dal primo e rifuggire la seconda) e la galera - ho avuto modo di visitarne una - non è affatto un bel posto. Dicevo, mi fa specie vedere come in quelle occasioni, specie se il reo è un qualche personaggio pubblico, come si scateni una pubblica veemente orda di auspici di morte e sofferenza varia, fatti - si badi - per lo più su qualche social, al sicuro dietro lo schermo di un pc. Ma, comunque, indice di un odio e livore latente, che diviene più feroce, quando qualcuno cerca di dar segno di un briciolo di umana solidarietà.
Il tutto è specchio dei tempi miseri d'oggi. Tutto questo genera una spirale pericolosa, che rischia di perderci tutti per sempre in una società sempre più chiusa, apatica, cinica, ottusa e cattiva.
Non penso che possano i grandi proclami o i supereroi risollevare il nostro tempo. Credo serva qualcosa di più piccolo. In un altro bel film "Lo Hobbit - un viaggio inaspettato", quando Lady Galadriel - una delle grandi regine elfiche - chiede allo stregone Gandalf, perché si è portato dietro l'hobbit Bilbo, che appare più un impiccio che un sostegno alla sua impresa. Lo stregone risponde di aver paura e Bilbo gli da coraggio, perché rappresenta la normalità in un mondo tetro, la semplicità, perché ritiene che il male non si tenga a bada con eroiche gesta, ma con piccoli gesti di "quotidiana cortesia". Lo penso anche io, ecco perché insegno a mio figlio a chiedere per favore, a scusarsi, a ringraziare, a salutare. Perché spero un giorno egli sappia, con la sua semplicità, assieme ad altri ,ricacciare un po' tutto questa tenebra.

martedì 8 luglio 2014

Moratoria su tutto. Anche sul buon senso.

Tafazzi, indovinate perché?
Il problema è che sto invecchiando e divento sempre meno tollerante. Tollero poco l'emotività, l'umoralità, il perbenismo, il falso pauperismo e una sorta di fricchettonismo simil '68. Purtroppo, molti di quelli che governano, o manifestano lo fanno spinti da questi elementi. Io non li sopporto. Fossimo in tempi più civili, il primo impulso sarebbe assestargli un colpo di mazza ferrata. Ma purtroppo siamo in tempi in cui le leggi che frenano la mia libertà d'espressione abbondano. Lo ammetto, io sopporto poco certi esponenti politici e movimentaroli vari, sopratutto quelli che automaticamente si pongono dalla parte dei buoni e mettono il resto del mondo tra i cattivi. E mettono tra i cattivi anche quelli che hanno la sola colpa di voler comunque ragionare con "gli altri" o voler comunque entrare nel merito. Ammetto, a me è capitato spesso. E tante, troppo volte, ogni volta per svariate ragioni, me ne sono dovuto stare zitto e abbozzare. Ma arriva un punto in cui uno deve dirla chiara.
Relativamente allo scandalo MOSE e compagnia, similmente a quanto ho scritto sul caso CLINI, credo che questi eventi abbiano molteplici effetti collaterali, riducono ulteriormente la credibilità delle Istituzioni e la fiducia nelle stesse, provocano spesso reazioni normative impulsive, che normalmente generano solo, in nome di trasparenza e controllo, norme iperburocratiche e ottuse, provocano una generale antipatia nell'opinione pubblica  per quelli che voglio "fare", facendo di tutta l'erba un fascio, e vedendo in tutti dei potenziali magnaccioni.
C'è in questo una sorta di "odio per il profitto". O meglio una sua criminalizzazione, che è figlia appunto di una distorta cultura pauperista cristiana e moralista sinistroide. Si badi, mi reputo di (non della, come amava specificare Gaber) sinistra, sono figlio di operai, ma io non ho invidia o odio per chi, onestamente, lavorando, senza fottere le leggi o il prossimo, riesce a far soldi. E persone così esistono. E non criminalizzo se costoro decidono di goderseli 'sti soldi invece che investirli nella società. E' un loro diritto. Certo, è encomiabile chi, arricchendosi con le proprie capacità, senza sotterfugi, poi decide di ritornare parte di questa ricchezza al territorio, donando opere o creando posti di lavoro.Ce ne fossero. Orbene sull'onda del caso Mose si sta facendo di tutta l'erba un fascio. Tutto è marcio, tutto è corrotto. Non si distingue tra chi lavora con serietà e competenza. E il rischio è che una politica inadeguata corra dietro a questo spirito. 
Perché dico ciò? Perché mi è arrivato un appello, che avrei dovuto sostenere, promosso dalla rete di vari comitati del no a qualcosa sorti in Veneto  (non che non si possa non essere contro un'opera, ci mancherebbe, io stesso sono, per esempio, contro l'Idrovia PD-VE - ma non pretendo di imporlo al mondo), per una moratoria a TUTTE le grandi opere in corso d'opera nel Veneto  (a parte guarda caso l'IDROVIA... ce l'hanno proprio con me...), così indistintamente. In questo appello appunto si dice che tutto è marcio e si critica Renzi, che invece ha distinto, rilevando come ci siano delle zone di malaffare entro un sistema socio - economico più vasto, dove ci sono anche forze e competenze "sane". No, i comitati criticano tale assunto, chiedono il blocco, la revisione di tutte le grandi opere, l'abolizione della finanza di progetto e vi discorrendo. A chi lo chiedono? A Renzi ossia al sistema! Ma come, se il sistema é marcio, chiedi al sistema di sistemare il sistema? Se il sistema è marcio o hai il coraggio di fare la lotta vera o stai zitto e rimboccati le maniche.
La verità è che questi sono professionisti della protesta, hanno una visione loro del mondo, rivoluzionari da salotto, spesso vivono proprio in quelle zone ipergarantite che il sistema italiano permette. Dirò di più, sono PARTE del sistema. Come spiega bene Stella nel suo "Bolli sempre bolli, fortissimamente bolli" la corruzione della politica e delle istituzioni diventa cronica laddove abbiamo apparati burocratici ipertrofici, norme pletoriche e astruse, passaggi plurimi. E' un sistema che si auto alimenta. Alla fine uno per fare, deve pagare. Orbene l'astrusità delle norme, la rindondanza dei passaggi è spesso figlia di un malitenso senso di "trasparenza e partecipazione" e le leggi più insulse spesso sono passate col plauso di questi mondi pseudo moralizzator-ambientalisti. Questi elementi istigano a un sistema Khomeista, e attacando chiunque proponga interventi pragmatici favoriscono invece il perdurare dei Boiardi. Lo ribadisco, immaginando che ciò mi attiri strali, anch'essi nel sistema hanno una loro funzione. Il sistema che non va e che va cambiato, ma col buon senso. E' una soluzione invocare la paralisi di un intero processo? E chi dovrebbe pagare lo stop? Pantalone tanto per cambiare? Tafazzismo puro. No, qui ci dobbiamo dar da fare, rivolgendoci a quelle strutture e a quelle competenze che in questi anni hanno gridato come voci nel deserto, denunciando le storture, ma soprattutto proponendo alternative vere, le cose vanno aggiustate in corsa, lavorando a testa bassa, non con slogan e discorsi pieni di presunte buone intenzioni, ma poche soluzione concrete. In cui va coniugata la tutela dell'ambiente allo sviluppo economico. Cosa che altrove si riesce a fare. Fossimo più seri, meno emotivi, e sopratutto meno ipocriti, potremmo fare anche qui. Spero, che in questa stagione di grandi speranze, ci sia anche un può di razionalità. Perché il rischio è che alla fine si arrivi a rimpiangere i magnaccioni. E allora sì che, come cittadini avremo perso davvero.

giovedì 3 luglio 2014

in punta di lingua

Come mio solito sto leggendo un paio di libri in contemporanea, "Storia dei Greci" di Montanelli e "Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli" di Stella. Il primo racconta, nello stile del grande Indro, la storia del popolo che diede i natali alla civiltà d'occidente, il secondo è un viaggio nell'Italia della burocrazia, tra follie normative e linguistiche. Sembra impossibile, ma tra i due testi c'è più d'un collegamento. Nel viaggio di Stella tra le carte bollate italiche, c'è un interessante passaggio sulla lingua. Perché il burocratese è così ostico, chiuso, ampolloso al punto da essere ridicolo? Perché il burocrate vuole dare importanza a ciò che fa, scrive, anche quando sta banalmente normando quanta acqua deve starci in un water standard. Il burocrate deve usare un linguaggio che sia per pochi, per dei "sacerdoti" della dottrina, gli unici depositari del titolo di scrivere, leggere e far comprendere le norme. Se il popolo capisse da solo le leggi, allora queste sarebbero cosa da poco. Stella ci fa capire come ormai ci sia un sostanziale delirio, ormai sclerotizzato, di chi si occupa di leggi e regolamenti e di come questo delirio ormai si sia insediato stabilmente nel sistema, e per questo sia così difficile da debellare. E questo delirio tocca tutti, anche la società, che più o meno volontariamente chiede leggi non di buon senso, ma minuziose sino alla nausea e, perciò, farraginose e invoca giustizia, confodendo il diritto, col suo abuso, anche per i panni di quello del piano di sopra che gocciola sul terrazzo di sotto, contribuendo pesantemente alla paralisi del sistema giudiziario, già poco agile di suo. Di contro nel racconto della Grecità di Montanelli, ecco uno stile piano, asciutto che espone con una scorrevolezza e godibilità estrema le vicende dei "coturnati achei" di Atene e Sparta, di Pericle, Socrate, Epaminonda e via dicendo.  E, in questo caso, oltre alla lingua sarebbe da riflettere anche sulla gestione delle Leggi a quei tempi.
 L'opera storiografica di Montanelli fu oggetto di pesanti attacchi degli storici di professione, trovarono che la materia venisse troppo banalizzata, che venissero fatti eccessivi parallelismi col presente - Montanelli li usa spesso, per rendere più chiare le vicende - insomma l'opera era grossolana, troppo semplicistica e poco "accademica". Si badi non si critica il contenuto, ma l'esposizione. Ma Montanelli voleva raccontare, appassionando, al maggior numero di persone possibili quella storia. Aveva messo in conto le critiche, ma non perse l'obbiettivo, raggiungere chi ai dotti manuali non si sarebbe mai avvicinato. Per farlo sacrificò qualcosa, il tecnicismo, il nozionismo, ridusse all'osso le date e romanzò un po' fatti e personaggi. Ma con senso dell'equilibrio. E visto che la sua opera storica (Ricordiamo anche Storia di Roma e la monumentale Storia d'Italia, che saranno tra le mie prossime letture) resta ancora tra le più lette, credo che alla fine, Montaneli, alla Storia, abbia fatto più un favore che un torto.

... perché ho scritto questo post? Così per scrivere....

venerdì 27 giugno 2014

le ASL dell'ambiente.

Ho letto un interessante articolo  Ambiente e Sicurezza a firma di Franco Lenarduzzi, tecnico della Provincia di Gorizia, che lancia una interessante proposta per il dopo provincie, in materia ambientale. Le Provincie sul tema hanno varie competenze, particolarmente nelle regioni a statuto autonomo, ma anche in VENETO, dove a seguito della L.R. 3 del 2000 e varie successive, molte competenze sono state delegate alle stesse in materia ambientale. Autorizzano impianti di trattamento rifiuti, autorizzano scarichi ed emissioni in atmosfera, seguono bonifiche e sicurezza suolo e idraulica, danno indirizzi per le politiche di gestione dei rifiuti, sovrintendono ai piani cava, e via dicendo. Tutto ciò, con la fine delle Provincie, apre uno scenario d'incertezze. Tali competenze dovrebbero ritornare in capo alle Regioni, che credo, onestamente, si troveranno in difficoltà a gestirle, essendo molto spesso di operatività spiccia. Nell'articolo su menzionato, si propone un'interessante ipotesi: cogliere l'occasione per un generale riassetto ripensando le ARPA regionali, altro ente tutt'altro che in buona salute. La Regione dovrebbe restare come soggetto di pianificazione e coordinamento, ma sul territorio si dovrebbero creare delle Azienda Ambientali che accorpassero le funzioni provinciali e delle ARPA, ossia si mutuerebbe il sistema sanitario delle ASL. Le AAL (Azienda Ambientali Locali), accorperebbero funzioni di vigilanza e controllo, ad altre di autorizzazione e intervento, creando un soggetto unico per queste dinamiche (solo questa operazione avrebbe il beneficio di ridurre i soggetti di cui si necessita di parere in varie procedure ambientali, rendendole più snelle, riducendo i tempi della burocrazia, a favore di quelli del controllo), il che permetterebbe anche di creare soggetti con maggior "visione d'insieme" dei temi ambientali. In questo senso va evitato il rischio di polverizzazione e campanilismo, le AAL presidierebbero su aree territoriali omogenee, per problematiche o per geografia, ma di dimensioni sufficienti per rendere effettivamente efficaci pianificazioni vere, evitando la tipica dispersione e spesso contraddittorietà in ambito ambientale dovuta alla pluralità di soggetti coinvolti e alla frammentazione istituzionale dei territori. Questi soggetti concentrerebbero così anche competenze, potrebbero diventare centri di specializzazione su tematiche ambientali connesse al territorio ridisegnando in un ottica di funzionalità ed efficienza il ruolo delle Istituzioni in ambito ambientale. Inoltre essendo soggetti a un unico centro di coordinamento e pianificazione, la Regione appunto, queste entità potrebbero garantire una maggior omogeneità interpretativa delle norme e delle procedure ambientali, cosa ad oggi tutt'altro che scontata, basti pensare alle diverse modalità di applicazione di norme nazionali o di scrittura di autorizzazioni tra province confinanti, aspetti che da anni rendono spesso ostica l'attività di imprese e la comprensione dei cittadini in materia d'ambiente e che ha portato spesso a scelte fra loro contraddittorie e conflittuali tra realtà contermini, a scapito dell'ambiente stesso e della collettività.

mercoledì 18 giugno 2014

riflessioni troglodite/1

Qualche giorno ho commentato su Fb una notizia data dal Gazzettino che, stranamente visto che ultimamente questo giornale divulga sopratutto temi legati alle vacanze dei vip e alle forme di varie donnine della Tv - pensare che ai miei tempi per procurarsi un po' di immagini piccanti dovevi andare sulle Ore... - dicevo, il Gazzettino pubblicava una notizia circa la morte di una bimba, inizialmente sotto la famigerata cura Stamina, imputando la morte alla sospensione della cura (dovuta alle note vicende giudiziarie dei suoi creatori). Nell'articolo nulla si menzionava delle poco nobili sorti del caso stamina e si puntava sull'emotività della storia. Ovvi i commenti di cordoglio e ovvi quelli contro il giudice, reo di aver sospeso una terapia, che non è sorretta da nessuna evidenza scientifica, ma da molta emotività e campagna mediatica. Mi sono permesso di bacchettare il giornale per questo modo di dare informazione. E si è aperto il finimondo, ho sì avuto molti commenti di pro, ma nei contro venivo accusato di servilismo alle case farmaceutiche (IO? Che non andrei in ospedale manco morto e che a fatica prendo l'aspirina - e solo se sono in stato preagonico...), ovviamente mi si accusava di insensibilità etc etc... Orbene, il web è una bella fonte d'informazioni e comunicazione, ma anche un bel paravento per gente frustrata e vile che de visu non avrebbe nemmeno il coraggio di salutarti, ma che al sicuro dietro uno schermo, si sente in diritto di pontificare, dare lezioni, giudicare basandosi su due righe di post, sentenziare, insultare e augurare ogni sorta di jattura a chi non condivide la vulgata popolare, ma sopratutto a chi fa ragionamenti che siano un minimo razionali e argomentati. Sintomo evidente del corto circuito in cui si trova questo paese. Dove non si ragiona più. L'emotività regna sovrana e questo si sposa a tre fenomeni che ritengo dannosi:
- la comunicazione scientifica, i tempi brevi dei media, la soglia di attenzione bassissima della società, la difficoltà di usare un linguaggio accessibile, rende difficile alla comunità scientifica spiegare il senso di certi processi e scoperte,  sembra che Piero Angela non sia mai vissuto a volte, questo ingenera confusioni e permette a ciarlatani, cialtroni, saltimbanchi di salire in cattedra diffondendo ignoranza a palate.
- l'emotività popolare, siamo poco inclini a ragionare, essenzialmente complottisti, e perciò andiamo dietro, spesso senza mettere in discussione le fonti, a delle enormi corbellerie, di contro fatichiamo no poco a dare retta a ciò che è razionale e pragmatico, purtroppo anche la politica si comporta così, e troppo spesso - buon ultimo esempio il caso stamina - anziché agire con ponderazione segue questa emotività collettiva, compiendo scelte collettivamente dannose. Ultimamente anche la magistratura sembra avere il medesimo morbo (che unito a volte a una dose di fervore forcaiolo genera un mix devastante).
- l'uso del linguaggio, si sdogana ogni forma di violenza verbale, non si pone più freno all'insulto, nel breve si inizia a non tollerare più l'opinione altrui e nemmeno l'espressione della stessa. Da qui al passaggio alla violenza fisica (vedi i movimenti animalisti violenti) è breve. Studiate la storia del Fascismo, anche quella volta è cominciata più o meno così.

Dobbiamo tornare a pensare, dobbiamo tornare a leggere, nelle famiglie si deve tornare a guardare il telegiornale e discutere assieme. Nelle scuole si deve tornare a dialogare. E sopratutto, torniamo tutti ad ascoltare Piero Angela.
Vi lascio con una citazione che amo molto e con uno spezzone a tema del film di "Iron Lady" - non è apologia del Thatcherismo, è proprio il concetto espresso che sarebbe bene ritrovare.
Curati dei tuoi pensieri: diventeranno le tue parole.
Curati delle tue parole: diventeranno le tue azioni.
Curati delle tue azioni: diventeranno le tue abitudini.
Curati delle tue abitudini: diventeranno il tuo carattere.
Curati del tuo carattere: diventerà il tuo destino.
(Frank Outlaw)

martedì 10 giugno 2014

a volte ritornano...

Ultimamente mi è capitato  di incrociare più volte notizie sul  Carcharodon Megalodon, o Megalodonte per il amici, mega squalo, parente o comunque affine all'odierno grande squalo bianco, ma solo molto molto più grosso, vissuto dall'Eocene al Pliocene, quindi estinti 1,8 milioni di anni fa. O così ci hanno voluto far credere i grigi nella loro cospirazione mondiale. A parte gli scherzi, si rincorrono periodicamente notizie di avvistamenti di mega squali e alcuni ritrovamenti fossili contraddittori, porterebbero a datare l'estinzione del Megalodonte a inizio Olocene, 10mila anni fa. Da ultimo vi riporto il video della Smithsonian, istituzione un po' più seria di altre, circa la scomparsa di un esemplare di squalo bianco di circa 3 metri, monitorato nell'ambito di un progetto di studio sugli squali e scomparso in circostanze strane. Gli esperti nel video ritengono, avendo riscontrato un repentino e forte incremento di temperatura corporea dello squalo prima della sua scomparsa, che questo sia indice del fatto che il medesimo sia divenuto preda, ma la domanda è cosa può predare un bestione di tre metri? Improbabile l'intervento di calamari giganti, nel video si accenna a un misterioso super predatore degli abissi. 
Orbene, gli oceani coprono il 70% della superficie terrestre, una vasta parte é sostanzialmente inesplorata e sicuramente rimangono molte specie da scoprire. Certo che mi pare improbabile che una popolazione di bestioni che potevano arrivare, secondo le stime dei paleontologi a 18 mt di lunghezza e 50 tonn di peso, sia rimasta discretamente in disparte sino ad oggi mi pare improbabile. Sicuramente c'è molto là fuori e sopratutto là sotto. Ma se senti rumore di zoccoli è più probabile che sia un cavallo che una zebra.

In ogni caso... quest'estate in spiaggia, occhio alle pinne...