mercoledì 21 dicembre 2016

PICCOLI organismi, GROSSI problemi: E. Huxleyi e il clima

Tempo fa ci siamo occupati anche su questo blog del problema della crisi ecologica delle comunità delle Api: è, infatti, in corso la cosidetta sindrome da svuotamento degli alveari, in varie parti del mondo, Italia compresa, si assiste al tracollo di intere colonie, inizialmente si è dato colpa agli pesticidi a base di neonicotinoidi, ma la situazione è più complessa e attualmente sotto il monitoraggio dell'EFSA (European Food Safey Agency) per capire se vi siano altre cause per la moria della Api. Api di cui, oltre alla proverbiale laboriosità e organizzazione, degna della miglior economia collettivista, riconosciamo l'importanza ecologica, essendo i principali impollinatori, senza di loro la produzione agricola crollerebbe, con pesantissime ripercussioni anche su noi esseri umani, che verso le api ci comportiamo come i peggiori capitalisti... orbene, c'è un altro organismo, ancor più piccolo delle api, ma altrettanto importante negli equilibri degli ecosistemi su scala globale. E' un coccolitoforide. I coccoliforidi, sono del fitoplancton, ossia alghe fotosintetiche, che costruiscono una sorta di guscio, fissando la calcite derivante dai processi di fotosintesi, costituito da più elementi lamellari, detti appunto coccoliti, di una eleganza e complessità che non si può non rimanerne affascinati. Hanno anche un'iportanza capitale nella biostratigrafia, ossia la scienza che si occupa di datare le rocce attraverso l'uso dei fossili, sono infatti, mircrofossili guida molto importanti. La specie in questione  è Emiliania Huxleyi, di fatto è il coccolite tipo, se cercate su google immagini di coccolitoforidi le più numerose sono quelle, appunto, di E. Huxleyi. Dedicata a Thomas Huxley, sì proprio il "mastino di Darwin", è la specie più abbondante attualmente, è utilizzata in studi per la temperatura delle acque, ecologia e paleocologia e anche nel campo della biotecnologia medica, per alcune sue proprietà "farmacologiche". E' anche rilevante negli studi di biostratigrafia, definendo una biozona,  Numerosi studi dimostrano una stretta correlazione tra il grado di salute di tale specie e il tema dell'acidificazione delle acque ocenaniche. Fino ad oggi si riteneva che tale specie riuscisse ad adattarsi all'incremento del tenore di CO2 ocenica, conseguente all'incremento atmosferico, continuando a regolare la CO2 nei processi di fissaggio della calcite; un recente articolo  presenta dati preoccupanti, che confermano alcune osservazioni già fatte, ossia che l'incremento di CO2 negli oceani, possa dare problemi alla lunga alla  EHUX (nomignolo della specie), infatti si è simulato un progressivo trend di acidificazione delle acque durante le "infiorescenze", "bloom", stagionali dell'alga, rilevando che progressivamente gli individui perdono di massa e le placchette risultano più gracili (si veda foto),  ciò significa che alla lunga questa potrebbe entrare in crisi effettiva, con in primis una crisi degli ecosistemi marini di cui è alla base. Ma non solo, come che non bastasse il problema della plastica  oceanica (altra cosa di cui abbiamo parlato), il declino della EHUX potrebbe avere ulteriori effetti sul clima, infatti, l'attività metabolica rilascia in atmosfera Solfato Dimetile,  in forma gassosa, tale gas ha effetti sulla temperatura atmosferica (oltre che ripercussioni sul ciclo del Fosforo, elemento non secondario per molti cicli geochimici a rilevanza ecologica) effetti di tipo mitigante. Se l'attvità metabolica dell'alga si riduce per una sua crisi ecologica ciò risulterebbe accompagnato da una minor capacità dell'oceano di "sequestrare" CO2 dall'atmosfera e a una riduzione di produzione di Solfato dimetile, con effetti atti a favorire l'incremento delle temperature.
Insomma la scomparsa di un organismo di pochi micron, potrebbe davvero farci sudare sette camicie.

sabato 10 dicembre 2016

Quanti soldi fanno i Paleontologi?

Qualche settimana fa vi ho riportato un articolo in cui si dibatteva se l'investire in ricerca Paleontologica fosse o meno uno spreco di denaro, trovo giusto chiudere il cerchio riportandovi questo articolo, che mi sono permesso di tradurvi a modo mio, che ho reperito sul portale Paleontology World, blog statunitense di appassionati e studiosi della Paleontologia, non proprio accademico, ma vi potete trovare ottimi spunti e sopratutto buon materiale grafico. Ovviamente i Dinosauri sono il pezzo forte. L'articolo che riporto, propone un po' di statistiche sulla realtà professionale dei paleontologi... negli USA, se ci fossero dati disponibili sulla UE, o sul nostro paese, penso che la situazione sarebbe ben diversa (e in Italia alquanto deprimente). emerge chiaramente come negli USA il comparto Scienze della Terra, sia uno di quelli strategici per lo sviluppo dell'economia del paese. Strano a dirsi.

I paleontologi studiano fossili trovati in formazioni geologiche per determinare le età di piante, microrganismi, animali e antiche civiltà. La datazione di fossili è ricavabile  dall'età degli strati di roccia sopra e sotto i livelli con i fossili, tramite il processo chiamato datazione radiometrica, così come riporta l'Università della California, Berkeley. Mentre molti paleontologi lavorano nei musei e laboratori di ricerca universitari, altri danno supporto a recuperare fossili nelle industrie del carbone e del petrolio. I paleontologi guadagnano stipendi in media più di $ 100.000 all'anno.

Stipendio e qualifiche

La US Bureau of Labor Statistics classifica paleontologi come Scienziati in Scienze della Terra, definizione che comprende anche geologi, geochimici e sismologi. Hanno guadagnato stipendi medi annui di 106.780 $ a partire da maggio 2012, secondo il BLS. Più del 25% del gruppo ha guadagnato più di $ 130.330 all'anno. La maggior parte dei paleontologi hanno master o dottorati di ricerca in paleontologia. I dottorati di solito sono necessari per la ricerca di alto livello e l'occupazione come professori nei college e nelle università. Per avere successo nel loro campo, i paleontologi devono essere informati circa molte scienze diverse, tra cui la biologia, la chimica, la geologia e la fisica. Altri requisiti essenziali sono la matematica, il pensiero critico, problem-solving, interpersonale, parlare, scrivere e competenze informatiche.

Stipendio per Stato

Lo stipendio di un paleontologo può variare notevolmente da Stato a Stato. Nel 2012, secondo il BLS, hanno avuto gli stipendi annuali più alti (circa $ 153.120) in Oklahoma . Inoltre sono risultati stipendi relativamente alti in Texas e Washington, DC, a $ 146.800 e $ 128.040 per anno, rispettivamente. I paleontologi che hanno lavorato in Alaska hanno guadagnato $ 111.670 all'anno, mentre quelle in Colorado avuto retribuzioni più vicine alla media nazionale a $ 106.030. Quelli in California e Pennsylvania hanno percepito gli stipendi più bassi di $ 95.670 e $ 67.300, rispettivamente (però vuoi mettere vivere in California GP).

Stipendio per settore

Oltre l'esperienza e l'area geografica, i guadagni dei Paleontologi dipendono anche, ovviamente, dal settore d'impiego. Sempre secondo il BLS, hanno percepito gli stipendi più alti, media $ 155.830 all'anno, nel produzione di petrolio e carbone, al secondo e terzo posto tra gli stipendi più alti troviamo i settori dell'estrazione di petrolio e gas e le attività di supporto alla gestione mineraria - $ 149,750 e $ 140,520. Coloro che hanno lavorato per le agenzie governative federali e statali hanno percepito $ 96.820 e $ 64.970 per anno, rispettivamente (poveri statali anche qui, tutto il mondo è  paese GP) . Inoltre, i paleontologi che insegnano nelle università guadagnano da $ 40.000 a $ 60.000 per nove mesi di lavoro, secondo The Paleontologic Society.

Prospettive professionali

La BLS indica che i posti di lavoro in ambito Scienze della Terra, includendo quindi i paleontologi, aumenteranno del 21% nel prossimo decennio, che è più alto rispetto al tasso di crescita del 14% previsto per tutti gli altri i lavori (ci rendiamo conto? GP). Molte opportunità di lavoro per i paleontologi saranno favori dalla domanda di esperti per la gestione responsabile dei territori e delle risorse. Si prevede anche, che  un gran numero di geologi e paleontologi vada in pensione entro i prossimi 10 anni (Geologi con la pensione, siamo proprio in un altro continente GP), cosa che dovrebbe liberare posti di lavoro per nuovi operatori del settore.

giovedì 24 novembre 2016

Induzione Sismica. Tra fantasie e realtà

Il pericolo corre sul filo, o meglio sulla faglia. I recenti sismi del centro Italia e quelli in Giappone e Nuova Zelanda, ci hanno ricordato come il nostro sia un pianeta dinamico, sotto la cui superficie - qualche km sotto i nostri piedi - forze potentissime mettono in moto masse enormi, accumulando stress nelle rocce soprastanti che si scarica nei terremoti. In occasione dei sismi del centro Italia di quest'anno, si sono di nuovo manifestate alcune teorie "originali". Qualcuno ha rispolverato alcune recenti polemiche, appena assopite dopo il referendum "sulle trivelle" dello scorso aprile. Di nuovo si sono tirate fuori le oscure trame delle compagnie petrolifere, si sono collegate le perforazioni in mare alla sequenza sismica del centro Italia, si è riparlato di fracking, ossia la tecnica di frantumazione delle rocce sotterranee per aumentare l'estrazione di idrocarburi e, addirittura, qualcuno ci ha visto un attacco tramite armi supersegrete capace di scatenare terremoti, da parte degli USA, per dare una regolata al nostro paese e in particolare al nostro sanguigno premier. Insomma colpa della linguaccia di Renzi se la terra trema. Non è mancata Radio Maria a dir la sua, collegando i sismi ad alcuni giramenti dell'Altissimo per tutti sti Gay che ci sono in giro. Ho visto amici sismologi stramazzare al suolo. Ovvio che siamo nell'assurdo.
Orbene i terremoti che hanno colpito il centro Italia, sono ben  connessi al movimento della placca africana verso quella europea, cosa che ha riattivato una buona parte di grandi faglie appenniche (kilometriche). E' una situazione nota e ben studiata, come chiaramente delineato nel rapporto steso sulla sequenza sismica in questione dal parte dell'IGNV, a cui vi rimando per approfondimenti. Eliminata la Cia, quindi,  dalla rosa dei mandanti, e tolto d'ufficio il francking perché, ripetiamolo per l'ennesima volta, tale pratica non si "pratica" in Italia, in priomis, perché vietata, in secundis, seppur più importante, forse, non abbiamo depositi di idrocarburi idonei. Nemmeno volendo, quindi, la potremmo usare. Scartando anche l'Altissmo, avendo la Santa Sede escluso suo inplicazioni, restano quelle maledette compagnie petrolifere. Orbene, quelle maledette, che secondo qualcuno lavorano sempre in gran segreto, mentre come dissi altrove, è più facile trovare informazioni sulle concessioni di prospezione idrocarburi che sui finanziamenti di talune rinomate associazioni ambientaliste, si stanno impegnando in studi per comprendere gli effetti della rimmissione di fluidi nei giacimenti in coltivazione. E', infatti, pratica diffusa, sia per ottimizzare la produttività che per ridurre il rischio di fenomeni di collasso, andare a inniettare fluidi - acqua di strato, estratta con gli idrocarburi e fanghi di perforazione nei serbatoi geologici. Ciò si è sempre ritenuto elemento potenzialmente critico in termini di sismicità indotta, che per taluni poteva e può essere su media/ampia scala, ossia in grado di scatenare terremoti forti e su vaste aree. Varie compagnie petrolifere si stanno impegnando sul tema in collaborazione con enti pubblici per chiarire l'entità del fenomeno. Un recente studio prodotto dall'IGNV, l'Università di Roma, in collaborazione con l'ENI, autori M. Buttinelli, L. Improta, S. Bagh & C. Chiarabba, pubblicato su Scientific Report, rivista del gruppo Nature, ha riportato interessanti elementi sulla questione. Lo studio si è svolto in Val d'Agri, in Basilicata, in corrispondenza del più grande giacimento di terraferma d'idrocarburi d'Europa, quindi, le evidenze emerse hanno una rappresentatività e una valenza piuttosto significativa. Si è evidenziato che la reinniezione di fluidi ha comportato la riattivazione di piccole faglie, lunghe tra i 100 e i 200m, con produzione di sismi a 2-5km di profondità e di magnitudo max di 2.2. gradi della scala Richter. La causa si ritiene stia nell'aumento della pressione dei fluidi presenti nel serbataio per via dell'iniezione di acqua. I sismi sono risultati, comunque, limitati all'intorno del pozzo. E quindi, che le prospezioni a largo delle coste Adriatiche, possano generare sismi potenti come quelli che si sono avuti, nel centro Italiua non è proponibile. Anche l'ultimo indiziato cade e per spiegare la sequenza sismica, ancora in corso, non resta che la tettonica a placche. Lo studio IGNV è importante, in quanto non concluso, ma prevede un monitoraggio costante pluriennale, la comprensione di tali fenomeni è, infatti, fondamentale, per garantire le conoscenze adeguate a rendere sicura per i territori e i lavoratori l'attività estrattiva, a cui, piaccia o meno,  non possiamo ancora rinunciare.

lunedì 14 novembre 2016

La Paleontologia è uno spreco di denaro pubblico?

Così titola un interessante articolo del TheGuardian, che mi sono permesso di tradurvi. Autore è Mark Carnall, direttore delle collezioni Zoologiche presso il Museo di Storia Naturale dell'Università di Oxford. Carnall tra le altre cose si occupa di comunicazione scientifica e delle implicazioni sociali della Scienza. Tra i suoi interessi c'è anche la comunicazione del dietro le quinte delle ricerche paleontologiche. Nell'articolo di cui vi riporto traduzione - ma che v'invito a leggere anche in orginale, anche per poterne apprezzare i link, l'autore tra il serio e il faceto esprime le sue convinzioni in merito alla rilevanza della ricerca paleontologica, sia come strumento per la comprensione della vita e delle sue dinamiche, sia come strumento per trarre conoscenze utili da impiegare nei campi della conservazione naturale  e miglioramento della salute umana, ma sopratutto come mezzo per soddisfare l'ancestrale domanda sul da dove veniamo e che ci stiamo a fare qui. Sottolineando come la Paleontologia costi, alla fine , assai meno di altre attività, per lo meno altrettanto "folkloristiche".


 
Spiccioli e ammonoide Fonte Mark Carnall
In questi tempi di austerità, perché dovrebbe essere finanziata la Paleontologia rispetto alla ricerca sanitaria, sport di squadra e dello spettacolo?
La settimana scorsa in occasione del lancio del  Network di Ricerca Biologica e relativo sito, all'University of Anthropology di Oxford, sono stato ad una tavola rotonda denominata Antropologia Biologica: futuri possibili. Il gruppo di esperti del mondo accademico, non solo ha raionato sul futuro della disciplina, ma anche riflettuto sul passato difficile della materia. L'Antropologia Biologica o Antropologia Fisica è la disciplina scientifica che studia gli aspetti biologici e comportamentali degli esseri umani. Può anche essere stata l'ispirazione per la hit del 2005 delle Girls Aloud 2005 (girl band di indubbio vaore estetico G.P.), "Biology".
Ci sono stati periodi altalenanti della materia nelle università, i dipartimenti di Antropologia Biologica e i corsi sono andati e venuti, per poi tornare di nuovo. Si tratta di un argomento interessante, ma che si estende in varie discipline, a tal punto che spesso si fatica a costruire un gruppo adeguatamente numeroso di Studiosi puri di Antropologia Biologica per formare un dipartimento. Di conseguenza, è anche una materia in cui le iscrizioni sono in eccesso, producendo più studenti di quanto siano impiegabili nel campo dell'Antropologia Biologica stessa.
Questo mi ha fatto pensare alla Paleontologia, che come disciplina scientifica, ha molte analogie con l'Antropologia Biologica ed è una delle materie che la riguardano. A seconda degli interlocutori, la Paleontologia è considerata una disciplina ai margini della Scienze della Terra o come parte della Geologia. Insieme a Rischi Geologici, la Paleontologia può essere il lato più sexy della Geologia. Sebbene i più attraenti tra gli strati letincolari (strati a forma di lente G.P.) non catturino i titoli (dei media G.P.) come fanno  dinosauri, vulcani o terremoti, tuttavia si tratta di un argomento in cui una, relativamente piccola, comunità di persone può farsi una carriera professionale.
Ciò solleva un'altra preoccupazione: visto che siamo ben addentro nell'Età degli Stupidi (memorabile film del 2009, in cui in un futuro ambientalmente devastato, gli uomini di domani si interrogano su come gli uomini di oggi abbiano prodotto quel futuro senza fare nulla per impedirlo - tra gli attori l'indimenticabile Pete Postlethwaite G.P.), il cosidetto Anidridocarbonifero (abbiamo superato stabilmente i 400ppm di CO2 in atsmofera G.P.), ovvero nella Sesta estinzione di massa, con la fondata speranza di diventare noi stessi specie a rischio estinzione, perché dovremmo continuare a studiare, finanziare e comunicare la Paleontologia?  
In prima istanza, non sarebbe meglio per gli scienziati con inclinazione biologica, che stanno perseguendo una carriera in Paleontologia, passare invece al campo più pressante e maggiormente redditizio della conservazione biologica? Secondariamente, perché dovrebbe essere finanziata la Paleontologia quando evidentemente tutti i finanziamenti dovrebbe andare al cancro, ai vaccini e alla ricerca di antibiotici?
I tassi di estinzione dei coralli rugosi hanno davvero un così alto impatto per la società, come i progressi della medicina? Chi se ne frega da dove la vita è venuta, visto che sappiamo che ormai  è qui? Forse la Paleontologia dovrebbe smettere del tutto di cercare di competere per i fondi con le altre Scienze e diventare una materia umanistica?
Queste non sono proprio preoccupazioni solo ipotetiche. Altri hanno sentito il bisogno di spiegare  perché la Paleontologia è rilevante, in risposta alla proposta di tagli ai finanziamenti federali americani per il sostegno alla ricerca paleontologica o alla domanda se la disciplina si stia estinguendo (Prothero, 2009 G.P.) - estinzione non tanto in senso zoologico, ma in termini di obsolescenza come nel caso dei dischi in vinile.
Per fortuna, ho le risposte pronte. Da utilizzare in modo adeguato per risolvere dibattiti di nicchia in cene e  feste o per trovare la formula adatta per giustificare il motivo per cui è necessario il prossimo assegno di ricerca, ecco un elenco completo del perché la Paleontologia dovrebbe essere finanziata:

Si può migliorare la moderna conservazione biologica, perché lo studio di resti fossili frammentari, danneggiati e di difficile identificazione di lontani parenti che vivevano milioni di anni fa in un clima diverso, è comunque modello più attendibile per la conservazione delle specie moderne.

Si può migliorare la moderna medicina umana, in quanto lo studio dei resti fossili frammentari, schiacciati e difficili da identificare di lontani parenti che vivevano milioni di anni fa in un clima diverso, è comunque il modello più attendibile per comprendere la salute umana.

Un miglior rapporto qualità-prezzo rispetto alla costosa guerra dell'astronomo. Il mese scorso ha visto l'ennesimo tentativo fallito degli sforzi in corso degli astronomi per scatenare una guerra interplanetaria. L'ultimo razzo lanciato da pianeta a pianeta, chiamato Schiaparelli, per una semplice ammaccatura si è schiantato sulla superficie di Marte. Nonostante decine di centinaia di milioni di sterline al colpo, questi missili non sembrano essere molto inefficaci; se c'è vita intelligente là fuori, il nostro bombardamento occasionale è più fastidioso che minaccioso. Lo stesso costo potrebbe finanziare la ricerca sui blastoidi per sempre. Io so quale ipotesi preferisco.
 
La curiosità è fondamentale per essere umani. Gli psicologi, filosofi e autori di libri benessere, allo stesso modo, hanno notato che la curiosità, la sete di conoscenza, è una caratteristica umana fondamentale. Questo è il motivo per cui tutti gli esseri umani sono infinitamente curiosi sulla Paleontologia. Va bene, non tanto per la sedimentologia o l'anatomia delle rostroconche (molluschi del Cambriano G.P.), quanto piuttosto per come nel 19esimo secolo dovesse sembrare un Brontosauro. E' una curiosità che non sapreste trattenere!

Un miglior rapporto qualità-prezzo rispetto alla maggior parte della roba culturale. Ricordate a settembre, quando è stato appiccato il fuoco a quel modello di Londra lungo 120m e ridotto insoddisfacentemente in cenere, per commemorare il 350° anniversario del grande incendio di Londra? Probabilmente, con i costi sostenuti, si sarebbe potuto finanziare un intero dottorato di ricerca sugli Acritarchi (microfossili precambriani G.P.), con escursioni sul campo, e si sarebbe avuto un impatto ambientale inferiore.

Oh le ricerche umanistiche! Dr Eurovision (commentatore del festival dell'Eurovisione G.P.), Vivere come una capra o essere pagato per soggiornare a Glasgow per un anno? Ebbene queste sono tutte cose che hanno ricevuto finanziamenti per la ricerca che non sono Paleontologia. Lo stesso finanziamento avrebbe potuto essere usato per scoprire tre nuove specie di mammiferi Mesozoici, un nuovo Lagerstätte (giacimento fossilifero G.P.) e almeno Quattro nuove prospettive sui  graptoliti dendroidi dell'Ordoviciano (O gettando nuova luce sui... Questi sono gli unici due titoli accettabili per un articolo di giornale nel campo della scienza).

Investigare
per accumulare. I Paleontologi possono fare alcune scoperte sorprendenti che potrebbero sembrare non significare molto ora, ma possono avere, presto, un'importanza imprevedibile come il  polyoxybenzylmethylenglycolanhydride o la Play-Doh.

Qualcuno deve guastareil divertimento. Potete immaginare in che delirio felice saremmo tutti se non ci fosse il sottofondo di pedanteria dei paleontologi che lamentano le imprecisioni in Jurassci World, o che i pterosauri non sono dinosauri, o che gli uccelli sono dinosauri, o che non si dovrebbe usare il termine fossile vivente? Non importa nemmeno che i paleontologi ci abbiano detto la maggior parte di queste cose, sin da subito. Se non fossimo tenuti sotto controllo, saremmo tutto il tempo così felicemente ignoranti e fiduciosi, senza paura di sbagliare. Sarebbe orribile.

Ispirare le future generazioni. E 'importante per ispirare la prossima generazione di paleontologi in modo che anche loro possano perseguire una carriera da rockstar (l'avete capita?) in Paleontologia. Noi non vogliamo essere troppo ispiranti, però, perché poi non ci sarebbero abbastanza persone instancabilmente corrette nel dare informazioni astruse (vedi sopra).

E 'importante capire la provenienza della nostra specie. Così importante che è necessario essere pronti a studiare tre lauree per ottenere una buona conoscenza della matrice corrente di teorie sovrapposte e contrastanti su da dove le nostre "specie" derivino.

La vita è troppo breve. Sapete, abbiamo un numero limitato di battiti cardiaci in questo mondo, quindi se siete veramente felici solo cercando fossili e potete farlo diventare il vostro lavoro, fatelo. Se non vi rende felici allora trovate qualcosa che faccia e non vi preoccupate di quello che gli altri stanno facendo tra oggi e la morte termica dell'Universo.

sabato 8 ottobre 2016

Fossili di Microbi & Avventure Spaziali

Immaginate un pianeta con un'intensa attività vulcanica. L'aria è un mix di gas, quali Anidride Solforosa, Anidride Carbonica, Azoto, Metano, poco Ossigeno, Polvere, Cenere, l'atmosfera è squassata da violenti temporali, le terre emerse, laddove non è in corso  un'eruzione, sono tutte rocce scabre, scure e taglienti, non c'è vegetazione alcuna. I mari sono salati il doppio di quelli odierni, ma con pochi solfati e saturi di silice, fa caldo, molto, troppo. E' davvero un postaccio, sembrebbe impossbile che ci possa essere vita su un pianeta simile. Ostile, inospitale. Benvenuti sulla Terra. Già, questo è il panorama che avremmo incontrato sul nostro pianeta nell'Archeano (da 2 miliardi e 500 mlioni di anni fa a 3 miliardi e 800 milioni di anni fa), secondo Eone del Precambriano. E' questo il tema di un interessante articolo presente nell'ultimo numero del Bollettino della Società Paleontologica Italiana, dal titolo "L’origine della vita e la Paleontologia Microbica: il punto di vista dell’autore", di Frances Westall, Geologa, che attualmente si occupa di Astrobiologia - la Scienza che studia la vita sugli altri pianeti - con vasta esperienza internazione - ha lavorato anche nella nostra Bologna - e che oggi è Direttrice di Ricerca al CNR Francese ed è coinvolta nei progetti per la missione Marziana Euro-Russa prevista per il 2020.
Nell'articolo si riepilogano lo stato delle conoscenze sulle più antiche tracce della Vita sul nostro pianeta. E stiamo parlando di vita molto piccola. Microbi, già, siamo nel campo della Paleontologia Microbica. Per chi come me nasce micropaleontologo - la micropaleontologia studia i fossili di organismi dimensionalmente dell'ordine dei millimetri o dei micron - ed ha visto per anni lo sguardo di compassione  dei paleontologi dei vertebrati (non parliamo di quelli che studiano i dinosauri...) - guardare alla Paleontologia Microbica, significa finalmente provare l'ebbrezza di sentirsi grossi. Ma la Paleontologia Microbica è uno strumento utilissimo e potentisismo per capire  quando e come sia apparsa la vita sulla Terra e sopratutto come si sia progressivamente evoluta. Ovviamente per gli studi paleontologici servono i fossili, e se già è faticoso per un brontosauro preservarsi allo stadio fossile, figuratevi per dei microbi. Ancor di più se i microbi sono archeani. Infatti, di rocce archeane ne sono rimaste pochine, qualcosa in nord America, poco in America del sud e antartide, poco di più in Africa, e Australia - anche se qui si trova il Pilbara Craton che è un po' la mecca della Paleontologia Microbica  - e poi troviamo terreni Archeani in Asia e Russia. Da queste rocce vanno poi eliminate quelle che hanno subito metamorfismo (i processi di "trasformazione" che le rocce subiscono se sottoposte a forti calori o pressioni), che ovviamente obliterano i fossili; è chiaro che il materiale su cui lavorare sia davvero poco e perciò prezioso.
Da questi studi sappiamo che sicuramente la Vita era presente già almeno 3 miliardi e 600 milioni di anni fa, negli oceani archeani con forme procariotiche anossiche (non necessitavo di ossigeno, anche perché non ce n'era) autotrofe (ossia in grado di sintetizzare autonomamente i nutrienti a partire da materiale inorganico). Già diversificate in forme fototrofiche - es: stromatoliti -  cioé batteri che utilizzano la luce per i loro processi metabolici, e forme chemiotrofiche -es. i batteri che vivono vicino alle emissioni sulfuree marine (questi nell'Archeano avevano nicchie assai limitate, visto la scarsità di solfati nelle acque). Il fatto di trovare così indietro forme di vita microbiche, già di una certa "complessità" e in habitat diversi, può far ritenere che la vita sia comparsa già nell'Adeano, ossia il tumultuoso Eone che vide la formazione della Terra, almeno nellafase in cui la Terra era già potenzialmente abitabile (circa 600milioni di anni prima dell'inizio dell'Archeano), ma non esistono più rocce adeane e, quindi, al nostro libro mancano delle pagine.
Ma come è possibile riconoscere dei microbi fossili e sopratutto come dei microbi possono diventare fossili?
Ovviamente si parte da studiare i microbi odierni per capire che tipo di "impronta" cercare,  e si dovrà utilizzare il microscopio a scansione. Vi è poi l'utilizzo della Geochimica Isotopica, in quanto l'attività biologica emette elementi con precise "impronte" isotopiche. Poi la fossilizzazione si può ottenere grazie a due processi. Nel caso delle stromatoliti, queste sono strutture carbonatiche che si formano per la precipitazione di carbonato di calcio a seguito dell'attività fotosintetica (di trasformazione della CO2  tramite la luce) da parte di Cianobatteri. Nel caso di altri microbi, come i chemiotrofi, come abbiamo detto gli oeceani archeani erano saturi di silice, per cui la precipitazione della stessa era un processo comune e piuttosto rapido, tipici dell'archeano sono infatti dei depositi di selce piuttosto estesi. Al loro interno si sono rinvenuti importati resti di fossili microbici.
Studiare questa fase dell'evoluzione della vita consente di comprendere come il passaggio dall'abiotico al biotico, almeno nel senso di vita che abbiamo noi, basato su carbonio e acqua (ma nulla vieta di ipotizzare altrove sistemi diversi, basati per esempio su silice e azoto, o metano e altro), sia un processo complesso  in cui il tempo è fondamentale.
Tale tipo di studi è assai interessante se alziamo lo sguardo al cielo: condizioni simili alla Terra primordiale si sono avuti  in diversi pianeti e satelliti sia nella fase di "giovinezza" del sistema solare che anche ai giorni d'oggi. E' possibile, quindi, che la Vita si sia sviluppata anche in altre parti del sistema solare, tipo Marte, o Venere, o Encelado e Europa -  Satelliti di Saturno e Giove - e nel record roccioso di questi pianeti si potrebbero celare tracce di questa storia. Le prossime missioni su Marte potrebbero riportare campioni utili, frattanto l'affinamento degli studi archeani, può consentire di sviluppare forme sempre più sofisticate di investigazione, applicabili anche per pianeti diversi dal nostro. Se ciò avvenisse, se si confermasse che in presenza di condizioni similari si ha l'insorgere della Vita, questo potrebbe indicare la presenza di una sorta di "concatenazione chimica", nei processi di evoluzione planetaria, che inevitabilmente portano alla comparsa di forme biologiche. Come a dire che, la Vita, sarebbe nel DNA dell'Universo.


Bibliografia
"Microbial palentology and the origin of life: a personal approach", Westall, Bolletino SPI n.55(2), 2016.

mercoledì 31 agosto 2016

Rapporto rifiuti speciali 2014 - Veneto, non dormire sugli allori.

Recentemente, ricordavo qui, in un precendente Post, che Ispra ha  pubblicato il Rapporto 2015 (dati 2014) sulla gestione Rifiuti Speciali in Italia. Parimenti l'Arpa di ogni regione ha pubblicato specifico rapporto sul proprio territorio. Così anche Arpa Veneto, che ha divulgato il Rapporto sulla Produzione e Gestione Rifiuti Speciali in Veneto anno 2014
Dal rapporto emerge naturalmente un buon livello di capacità gestionale in ambito regionale, con alcuni aspetti da rimarcare e che richiedono una capacità pianificatoria per il futuro a medio lungo termine, per continuare a garantire adeguati standard operativi. Insomma mai dare per acquisito nulla, un modello che oggi funziona, per continuare a farlo deve essere costantemente migliorato.
Dal Rapporto emerge che nel 2014 sono stati gestite 13.685.662 tonn di rifiuti speciali, di cui 902.272 pericolosi, rilevando un -1% sul 2013. sostanzialmente stabili, quindi. I settori con maggior produzione sono la Costruzione e Demolizione (attvità di cava fa la parte del leone), ovviamente impianti di trattamento rifiuti e la metallurgia.
Il livello di export è di 3.600.000 , mentre l'import è di 4.300.000tonn, rispetto al 2013 osserviamo un ulteriore calo dell'export, e ormai stabilmente importiamo più di quanto esportiamo. Va detto, però, che per i pericolosi, l'export supera l'import, anche se in riduzione rispetto al 2013. I settori che più producono rifiuti speciali sono il settore da C&D, in cui ricade il settore cave, il settore del trattamento rifiuti e depurazione e poi le lavorazioni metalliche e l'autodemolizione.  L'import riguarda per lo più rifiuti metallici, per attività connesse al recupero metalli, mentre si rileva un export prevalente di plastica, carta e sovvalli, nel caso dei pericolosi predominano i rifiuti da processi chimici, trattamento acque e olii esausti. Se è vero che vi sono contrazioni dell'export, va detto che i dati di tale settore, ci devono comunque far riflettere. Il fatto che rifiuti semilavorati di plastica e carta viaggino verso l'estero, ha svariati effetti:
- perdiamo materiale utilizzabile come materia prima, che va rimpiazzato, purtroppo ciò riduce la disponibilità di materia da riciclo del nostro paese, ciò ci rende più dipendenti dall'estero, per talune materie, che avremmo in disponibilità qui.
I rifiuti da C&D sono stabili, indice anche del periodo di stasi del comparto, ma comunque in termini assoluti sempre preponderanti, segnale del peso che l'attività di cava ha nella nostra regione, nonostante da tempo si ritenga si debba andare verso un ridimensionamento/ottimizzazione del settore, visto i suoi impatti sul territorio. In particolare risulta insufficiente la capacità di recupero su base regionale degli inerti, che potrebbero sostituire, se recuperati, materia vergine in ambito edile/infrastrutturale, mentre vengono per lo più gestiti con discarica/export (la capacità di recupero in Veneto è meno di un terzo di quanto gestito).
Si osserva una difficoltà di gestire i rifiuti da processi chimici, pericolosi e non, sopratutto per assenza di idonea impiantistica, il che è anche dovuto alla demonizzazione degli impianti a ciò destinati, e quindi alla scarsa volontà politica in merito, la gestione e la movimentazione di tali rifiuti è costosa e, quindi, gestirle altrove comporta costi per tutto il sistema regionale.
Non parliamo poi dei processi di recupero energetico/termodistruzione, il recupero energetico è dato, non solo da processi di combustione, per esempio in cementifici, ma anche dell'uso di combustibile da rifiuto come nel caso della centrale Enel di Fusina (VE) o dall'uso di biogas e biomasse. Il settore segna un +1%, cioé è fermo, mentre il ricorso a discarica è cresciuto dell'11%, anche stavolta. Anche questo a mio avviso, si deve molto a carenze impiantistiche e scelte politico-istituzionali. Tra l'altro questo, spesso obbliga operatori a portare all'estero rifiuti per una loro gestione tramite recuper energetico, al fine di ridurre i propri costi (paradossalmente lo smaltimento in discarica in Veneto, per talune tipologie di rifiuto, è economicamente svantaggioso rispetto a una loro termovalorizzazione, che so, in Ungheria).
Si rileva poi come talune filiere di rifiuti dipendano, in termini di gestione, da impiantistiche ridotte, il che espone a una loro intrinseca debolezza, sopratutto in termini di prospettiva.
Il quadro è positivo per la riduzione della produzione di rifiuti, dovuta anche al cambio di normativa sulle terre e rocce da scavo, tendente a ridurre al minimo la loro gestione come rifiuti e alla riduzione di produzione dei terreni da bonifiche (elemento non positivo, poiché non indica che le bonifiche sono concluse, ma semplicemente che non si stanno facendo - vedi per esempio, il caso eclatante del Vallone Moranzani, per citarne uno),  e per l'incremento complessivo di quanto avviato a recupero tra materia e energia e la riduzione dell'export (che bisogna, però, ascrivere in parte anche a una riduzione della produzione industriale, per crisi della stessa, più che per ottimizzazione).
Desta preoccupazione l'incremento del ricorso a discarica, per i costi e perché indice di una certa incacità tecnica di gestioni diverse, così come il dato dei flussi di export dei pericolosi.
Sostanzialmente il quadro veneto è migliore che altrove, ma denuncia una certa asfissia, è necessario un rilancio dei cicli impiantistici, innovazione tecnologica e visione industriale del tema rifiuti, capacità di socializzare il tema e lungimiranza istituzionale.
Questioni che vanno affrontate prima che le fragilità del sistema si possano manifestare in tutta la loro evidenza.

giovedì 25 agosto 2016

24 agosto, sisma nel centro Italia.


Dettagli tecnici sul terremoto li trovate sul sito dell' INGV. Per il resto poche polemiche e facciamo quel che possiamo, anche così: