è anche quest'ultimo dell'anno è andato... al di là della tradizione della cena con parenti e nuovi amici e di canti e balli, è stata una nuova interessante occasione nel mio osservare le forme giovanili della specie umana (i bambini) tra cui ovviamente anche la mia progenie, il Neobonettus terribilis. Avete mai notato i bambini al ristorante? Superati i primi trenta minuti di pazienza, non li tieni più alla sedia, se in sala c'è più di uno, lestamente si forma un unico branco spontaneo, che inizia a muoversi scomponendosi e ricomponendosi infinite volte. I moti sembrano particellari, le traiettorie caotiche, la velocità pure. Come diavolo fanno i bambini a orientarsi in una selva di gambe adulte, tavoli, sedie e camerieri indaffarati? Se notate, non guardano dove vanno, vanno e basta, sgusciano in pertugi che si aprono nella mischia per frazioni di secondo, come riuscissero a percepirne la formazione. Eppure riescono a schivare praticamente ogni ostacolo, a volto con una frazione minima prima dell'impatto, riescono a modificare la loro forma solida per sgusciare entro la massa adulta, per ricongiungersi al branco, sanno comparirti all'improvviso, come se fossero usciti da una crepa della spazio tempo. Ora, escludo che si orientino grazie a sensori tipo le ampolle del Lorenzini, che sono dotazione degli squali, in quando da attenta disamina di diversi esemplari, posso assicurare che i bambini umani non li abbiano, il meccanismo potrebbe essere sonoro, modello pipistrello, il che con le capacità dei bimbi di cacciare vocalizzi a frequenze inaudite potrebbe essere plausibile, oppure magnetico, modello piccioni, per verificare questa seconda ipotesi sto costruendo un apparato apposito per verificarlo al prossimo pranzo. Nel loro muoversi vi è indubbiamente molta fisica quantistica, siamo più prossimi alle proprietà delle particelle elementari che non alla fisica classica. Dovrò ripassare le mie nozioni, per esplorare questo fenomeno.
martedì 1 gennaio 2013
lunedì 19 novembre 2012
domenica 4 novembre 2012
Dinosauri... a DOLO!
A rieccoci. Riprendono i tour del Paleobonettus, alla ricerca di eventi espositivi paleontologici. Eventi che quando lo meritano, vanno promossi. E quello di Dolo lo promuoviamo di sicuro. Nonostante una visita travagliata, per via dell'irrequieta prole del P. Ferox, il Neobonettus Terribilis, che ha scorrazzato in lungo e in largo sempre in procinto di far danni inenarrabili, siamo riusciti ad apprezzare molti degli aspetti di questa esposizione. Intanto la location, l'ex macello di Dolo, sala prestigiosa e caratteristica, che davvero si presta a eventi come questo. Poi, le due ricostruzioni di dinosauro, grandi protagoniste, un Allosaurus e un Ankylosaurus piuttosto ben fatte e una riproduzione di un fossile di Ittiosaurus (non ho visto se vi fosse una didascalia che specificasse dove si trova il fossile originale, ma non posso dire che non ci fosse, è più facile non l'abbia vista) sicuramente in grado di attirare l'attenzione, non solo dei piccoli, ma anche dei grandi. Segue una ragguardevole esposizione di esemplari fossili, di vari generi, dei fossili più famosi e in particolare di molti dei fossili guida delle varie ere geologiche: si parte dal precambriano con le stromatoliti per arrivare, attraverso, i sempre affascinanti graptoliti, ad un nugolo di trilobiti, di varie fogge e dimensioni, passando poi per Orthoceras e varie faune paleozoiche, si arriva, dopo le immancabili ammoniti, accompagnati da piccoli rettili marini ed eleganti crinoidi, a reperti mesozoici, di dinosauri ovviamente, ma anche di faune ad invertebrati, e vegetali, crostacei davvero ben conservati e reperti di mammiferi, tra cui un bente di mammuth, che non ha mancato di impressionare la mia diletta consorte. Nel mentre, si visita la mostra sono proiettati filmati sulla vita mesozoica, dove la magia del computer riporta alla vita i grandi rettili del passato. Insomma nel giro di due sale, si ripercorrono oltre 500 milioni di anni di storia della Vita sulla Terra. Concludendo con un teca in cui si ritrovano i resti di meteoriti e si espone brevemente, ma in maniera piuttosto precisa, la teoria della caduta di un asteroide come causa (o concausa) dell'estinzione di massa del Cretaceo. Nel percorso vi sono pannelli illustrativi che accompagnano il visitatore giovane o meno, consentendogli di familiarizzare con quanto esposto. Piccola nota (qualche pelo lo dobbiamo trovare), nelle didascalie che accompagnano ogni reperto, sarebbe opportuno aggiungere l'età dello stesso e il luogo del ritrovamento. Anche per rendere onore a chi l'ha recuperato. Chiudo con due complimenti: a chi ha allestito e preparato la mostra (e a chi a preparato i reperti, veramente un'ottima mano), per aver costruito un evento semplice, ma curato, accessibile al pubblico, ma senza banalizzazioni o stereotipi; uno all'amministrazione di Dolo, per aver permesso l'iniziativa, che ho visto anche ben partecipata dal pubblico, momenti come questi sono importanti, per permettere a chi non si reca abitualmente nei musei, di familiarizzare con le Scienze della Terra e di poter aver l'occasione di visionare reperti che non vedrebbe mai, questi momenti, sono occasioni importanti di diffusione della cultura geologica e paleontologica, che non sono solo un arricchimento culturale, ma anche la diffusione della consapevolezza di quanto lungo è stato il cammino della storia dell'Evoluzione della Vita e della Terra, e di quanto ci sia da imparare.
lunedì 8 ottobre 2012
lunedì 13 agosto 2012
le nostre fiaccole
Ironico... si spengono le fiaccole olimpiche, si accendono dopo mesi quelle di Marghera, ricordandoci il passato industriale di questa zona, l'incerto futuro e il presente che sfugge. Una terra che ambientalmente e socialmente ha dato molto all'industrializzazione del paese, e che oggi per molti motivi rischia di restare un deserto, quando potrebbe ospeitare nuovi modelli di sviluppo industriale ambientalmente e socialmente sostenibili, diventando esempio anche di recupero di un territorio.
giovedì 9 agosto 2012
La Man Sanca
Benvenuti a tutti nel nuovo spazio del Paleobonettus, divenuto ferox visti i tempi, questo spazio un po' più idoneo all'ecclettismo, o meglio, al delirio di questa creatura, sarà il nuovo luogo dove scoprire ciò che è già stato scoperto e sostenere ciò che il mondo non vuol sentire. Buona parte dei contenuti di Mompracem sono stati riportati qui, per cui buona parte del "record fossile" del vecchio eremo del Paleobonettus è stato salvato.
Perché la man sanca? Perché il Paleobonettus essendo roverso in tutto, non poteva non essere sanco e sarà al rovescio che esploreremo il conosciuto e lo sconosciuto.
Elogio (postumo?) della ragionevolezza
07/08/2012
Ho sempre diffidato dei dispensatori di verità e dei loro seguaci, perché la verità non ammette discussioni non si può ragionare e, soprattutto, c’è sempre da temere che prima o poi costoro, avendone l’occasione, cerchino d’importi la verità, poiché essendo essa tale, non è ammissibile che qualcuno la ricusi o ne dubiti, costui diventa immediatamente uno da o convertire o eliminare. E nel far ciò, ovviamente, gli adepti della verità sono pure convinti di far del bene: cosa ci può essere di più moralmente retto del diffondere la verità, quale fine può giustificare qualsiasi mezzo, se non questo? E’ lo schema di molti totalitarismi. In forma apparentemente edulcorata, ciò è molto evidente anche quotidianamente sul web, nelle discussioni varie, se uno prova a dire qualcosa che va in direzione diversa o ad aprire un ragionamento viene sepolto in post che sconfinano nella violenza più becera.
Ecco perché mal sopporto i dispensatori di verità, ma da sempre mi dedico alla realtà. Ossia ciò che è, non ciò che penso che sia o dovrebbe essere. La REALTA’ dei FATTI, l’osservazione e la discussione su dove, cosa siamo, cosa diciamo, cosa percepiamo. Ma purtroppo la realtà non suscita fideismo e idealità. Essa si alimenta di buon senso, pacatezza, raziocinio, discernimento. Penso che ormai lo scontro non sia più tra bene e male o destra e sinistra in questa nostra società umana in primis, ma italiana in particularis, ma tra realistico buon senso e posizioni dogmatiche, spesso imprecise, legate a preconcetti e non ad argomentazioni. I più pericolosi sono quelli che difendono tali posizioni simulando un certo rigore scientifico e documentazione. Ben sappiamo, però, che si può pilotare il proprio approfondimento se si stabilisce a priori dove si vuole arrivare.
Ecco la questione è un po’ così, chi ha la verità ha già deciso la meta e forza il percorso in ogni modo pur d’arrivarvi, chi vive la realtà cammina per la strada che gli si para davanti e cammina finché non arriva da qualche parte, ammesso che la strada porti da qualche parte.
Questa impostazione, direi paratotalitaria, ormai si sta diffondendo, paradossalmente cadute le ideologie, restano gli ideologismi, ossia gli schemi preconcetti, così duri da abbattere, perché rassicuranti e perché, in fondo, ci semplificano la vita. Ragionare, pensare è indubbiamente fatica e la comprensione spesso non rende felici. Ma è ciò che, da quando l’H. erectus ha cominciato a girare per l’orbe terracqueo, ha fatto progredire questa nostra specie.
Il problema è che se nella società questo diventa lo schema dominante, di fatto, si mettono semi per conflitti tra opposti integralismi, con tutte le ricadute che ciò comporta, con derive assolutiste e irrazionali imprevedibili, con la progressiva riduzione del diritto individuale e collettivo, questo perché un gruppo detentore di una verità (sia una verità religiosa o politica o morale o scientifica o altro), avendone la forza, difficilmente riuscirà a resistere alla tentazione di avvalersi della primitiva dottrina della “Ragione del più forte”, pur di conseguire il proprio dogma. Ciò può avvenire nel piccolo di una discussione tra amici e nel grande, nel governo di uno Stato. Per me è impensabile il poter rifiutare di oppormi a tale becero principio, significherebbe negare, ciò che, per me, è in estrema sintesi l’essere umano.
Ed è forse per questo che, alla fine, in ogni questione ove una posizione dogmatica si scontra con una razionale, anche se da me magari non condivisa, mi ritrovo a dover dare battaglia, perché istintivamente sento di battermi tra ciò che è l’umano e ciò che non lo è.
Perché abbia imbastito questo immenso pippone, proprio non lo so, forse la mia innata esigenza di spiegare a me stesso ciò che sono, il perché l’abbia condiviso con voi è probabilmente dovuto alla necessità di non tediarmi da solo, ma di condividere il fardello di una mente contorta con la collettività. Vi lascio anche un contributo video, che con sintesi maggiore, in parte, riprende ciò che ho detto, tratto dal bellissimo film “il discorso del re” che se non avete visto, v’invito a guardare.
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