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venerdì 21 luglio 2023

Estate Radicale

I Compagni Radicali avranno molti difetti, ma di certo non difettano in passione, impegno e tempismo. Hanno lanciato in questi giorni la campagna "Falla fuori" finalizzata al rilancio dell'impegno diretto dei cittadini su alcuni dei grandi temi dei nostri tempi attraverso sei proposte di legge di iniziativa popolare. Per quanto spesso le proposte di legge di iniziativa popolare si perdano negli anfratti parlamentari, nonostante i grandi sforzi per la raccolta delle firme, continuare ad avviarne è, indubbiamente encomiabile, per ostinazione e passione, a prescindere da come uno si schieri. E sebbene il Geologo Proletario sia certamente meno liberista del compagno radicale, non si può non averne rispetto e ammirarne l'impegno. 

Questa campagna radicale si articola in 6 proposte di legge su vari temi. Ce ne sono due che non posso non destare attenzione della comunità delle Scienze della Terra e sulle quali sarebbe bene, e si invita caldamente a farlo, che sia gli Ordini Professionali dei Geologi - ed in generale delle professioni che hanno a che fare col territorio - sia gli studenti che le strutture dei vari dipartimenti universitari di Geoscienze, si dedicassero ad un sano confronto ad una presa di posizione precisa.

La prima riguarda il consumo di suolo, partendo dall'assenza di una legge naturale sul tema, quanto mai critico, ricordando la fragilità e l'indispensabilità di tale risorsa, la proposta di legge propone di istituire, su base regionale, precisi impegni in tema di cartografia, monitoraggio, tutela e ripristino, attraverso strutture dedicate e pianificazione responsabilizzando sia i cittadini che le istituzioni locali, la legge approccia in modo pragmatico il tema, proponendo una modifica del D.Lgs 152/06, se è pur vero che alcuni dei punti proposti sono forse ridondanti con normative nell'ambito della Protezione Civile e del Dissesto Idrogeologico, la legge pondera abbastanza bene i vari aspetti, sia pianificatori, che finanziari e gestionali.  Particolarmente di rilievo l'importanza che viene data alla cartografia di vario tipo sul tema e al suo costante aggiornamento. Piccolo neo, nell'articolo delle definizioni, quella sul suolo è un po' troppo antropocentrica, sarebbe stato meglio elencare sommariamente i processi chimici e biochimici che avvengono nel suolo e ricordarne la fondamentalità per il sostegno della biosfera nel suo complesso, non limitatamente alle sole attività umane.

La seconda riguarda la sburocratizzazione dei processi autorizzativi per gli impianti di produzione energetica, attraverso un radicale riordino delle competenze. Partendo da una riforma in tal senso dello specifico articolo del titolo quindi della Costituzione. In effetti troppo spesso i processi autorizzativi, non solo per questo tipo di impianti, ma in generale per tutta una serie di attività legate alla Transizione energetica e ai processi di adattamento al cambiamento climatico, sono letteralmente in balia della cavillosità della nostra burocrazia e della parcellizzazione e talora contraddizione delle competenze. In coerenza con i suoi intenti semplificatori, la norma è di un solo articolo.

Diamoci una letta. E magari una mossa.

giovedì 29 giugno 2023

Nemmeno l'Alluvione lava la testa ai somari.

C'è un antico proverbio che dice "a lavare la testa all'Asino, si perde tempo, acqua e sapone". Esiste anche una variante che aggiunge "e si infastidisce la bestia". Un modo per dire che per quante argomentazioni buone si abbiano, ogni discussione è inutile con gli ostinati nel pregiudizio, alla fine se ne ricava sangue amaro o liti. Mi è venuto in mente ascoltando taluni dibattiti o leggendo alcuni articoli all'indomani della terribile alluvione emiliana.

Non saprei come altro commentare altrimenti talune uscite. In primis è ampiamente criticabile la strumentalizzazione politica del post alluvione, che si traduce in farraginosità delle azioni di intervento post evento, basti pensare alla lunghissima gestazione per la nomina di una struttura commissariale, quanto mai necessaria, ma preda dei veti e controveti delle varie forze politiche, e l'organizzazione dei soccorsi e delle riparazioni. Il Governo in carica fatica a collaborare con le istituzioni locali di colore diverso dal suo. Vi è poi la stigmatizzazione del "modello emiliano" circa la gestione del territorio, come se altrove, da nord a sud, da un colore all'altro, si sia fatto di meglio, come se l'antropizzazione bulimica degli spazi non fosse bipartisan.

Altra insensatezza, figlia anch'essa dello scontro ideologico preconcetto, della logica di fazione e di una pervicace assenza di conoscenze di base, è la contrapposizione manichea tra chi ritiene il disastro figlio del cambiamento climatico e chi del consumo di suolo. Ciascuno argomentando a modo suo. 

Come se le due cose non fossero entrambe manifestazioni esteriori del medesimo modello di sviluppo divoratore e insostenibile. In ambo i casi le risposte sono ideologiche, non razionali e controproducenti.

Il problema è, infatti, che questo tipo di dibattito e le campagne ambientaliste per un Transizione Ecologica "hard", fatte a suon di misure draconiane, alla fine paiono favorire proprio il pensiero avverso al ripensamento del nostro modello socio economico.

E' evidente che politiche di transizione energetica, basate su inni alla catastrofe che impongono misure onerosissime, pesanti, in lassi di tempi ristretti e rifiutando determinati supporti tecnologici, senza adeguata contezza delle ricadute sociali che esse hanno, generano fortissimi malumori proprio nelle fasce più deboli.

Face deboli della società che spesso vivono sia in ambiti urbanizzati degradati, soffrono gli effetti del cambiamento climatico e si ritrovano a pagare il dazio di sopportare taluni effetti delle misure di transizioni ecologica, qui la propaganda delle destre clima-negazioniste  ed antiambientaliste attecchisce molto; questo porta la questione ambientale a diventare socialmente invisa e a tirare la voltata proprio ai movimenti no euro e "no Greta" per semplificare.

Si rischia che l'UE che uscirà dalle europee 2024 sia a maggioranza euro-tiepida e sostanzialmente molto poco green friendly, il che significherebbe un sostanziale arretramento sia nel campo dell'integrazione europea che nel processo di trasformazione verso un modello socio-economico più sostenibile. Un trionfo.

Lo sviluppo urbano ha portato all'impermeabilizzazione di ampi porzioni di suolo, alterato la rete idrografica, acuendo fenomeni di dissesto ed il rischio idraulico, non che favorito la creazione negli ambiti urbani di microclimi insalubri; il cambiamento climatico - reso più repentino dall'alterazione antropica della composizione atmosferica - comporta l'estremizzazione dei fenomeni metereologici ed un cambiamento profondo nei regimi pluviali. Il mix di questi fattori in una situazione di oggettiva lentezza ed incertezza nella messa in atto di misure per l'adattamento climatico e la riduzione dell'impatto antropico, porta a effetti catastrofici.

Bisogna riguadagnare le masse alla causa ambientale, ma non si può farlo con la retorica, l'ideologia, l'estremizzazione delle misure. Serve dialogo, informazione, attenzione alle dinamiche territoriali, grande pragmatismo, capacità tecnologica, coinvolgimento del mondo produttivo, fortissima attenzione ai ceti deboli. Rigore scientifico. 

Se si pensa di fare la svolta ambientale con la propaganda, sarà solo la Reazione a trarne vantaggio. E tutti noi a perdere.