lunedì 10 luglio 2017

Compagni dai campi...

Vi è un legame profondo tra i processi geologici e le dinamiche del settore agroalimentare, delle biotecnologie in campo agricolo, del mondo agrotecnico in generale, potrebbe non risultare evidente, ma c'è. Ed è rilevante per il futuro a medio termine. Questo "campo", mai termine fu più appropriato, la comunità geologica, intesa in senso professionale, tecnico e scientifico, dovrebbe approfondirlo maggiormente. Tra le pratiche umane diffuse, l'Agricoltura, piaccia o meno, è quella che più impatta su svariate matrici ambientali, essendo, comunque, fondamentale per il sostegno della specie umana; credo che il tema su come si produce il nostro cibo e come si gestiscono le risorse per farlo, sia un tema, che non solo i Geologi, ma tutti i cittadini si dovrebbero porre. Tanto per dare alcuni numeri, di tutte le risorse idriche potabili a livello mondiale il 70% è consumato dalle attività agricole (in particolare nei paesi in via di sviluppo), e ben il 40% di superficie a foresta, sempre a livello mondiale, su base annua, è sostituita da superficie agricola (33% superficie industriale e 27% urbanizzazione), in particolare attività agricola di sussistenza, ma anche quella "industriale" non si tira poi così indietro. C'è poi il settore Agrozootecnico, l'allevamento: l'8% del consumo mondiale idrico finisce qui e poi vi è il problema connesso dell'inquinamento da reflui, che provocano squilibri nei cicli del fosforo e dell'azoto, sia nei terreni che nelle acque sotterranee. Il problema della gestione degli allevamenti e del pascolo è cruciale. Si stima che l'incremento della popolazione mondiale e dell'aspettativa di vita aumenterà il fabbisogno della superficie a pascolo/foraggiera, uno sfruttamento intensivo in tal senso potrebbe portare a un depauperamento dei terreni in fosforo rendendoli insufficienti a soddisfare il fabbisogno alimentare globale, come evidenziato dall'Università di Wageningen in un suo studio, il che è un elemento di forte instabilità, sopratutto in quei paesi che il deficit di produttività ha già reso dipendenti dal commercio per l'approvvigionamento alimentare, come nota uno studio congiunto del Politecnico di Losanna con le Università della Virginia e di Padova (olé!).  Teniamo anche conto delle vulnerabilità delle produzini agricole agli effetti del canbiamento climatico. Va poi osservato che il pascolo intensivo, così come l'agricoltura intensiva, rischiano di depauperare davvero la biodiversità ambientale, la riduzione di specie vegetali, infatti, riduce il numero di specie animali supportabili, specie tra gli impollinatori, fondamentali per le catene trofiche umane, con crisi degli ecosistemi e progressivo degrado ambientale. Oltre ai contaminanti organici, poi, all'agricoltura è legato l'inquinamento da pestici e fertilizzanti, che hanno impatti su terreni, acque, salute umana e tensioni sociali, pensiamo all'annosa polemica sul Glifosato, ma non solo, anche sulle catene trofiche - pressante è lo studio dei legami tra pesticidi a base di neocotinoidi e il declino mondiale delle api. Il tracollo di questi insetti, sarebbe devastante per la produzione agricola mondiale. L'evoluzione dell'interazioni tra prodotti per l'agricoltura è uno degli elementi da monitorare costantemente, come mostra il caso dell'avvio della valutazione sull'inserimento nella "watch list", da parte della UE, dei contaminanti emergenti dei pesticidi a base di distruttori endocrini, che sembrano connessi all'insorgere di alcune patologie, e più in generale di varie sostanze impiegate in agricoltura e oggetto di monitoraggio da parte di ISPRA.
L'Agricoltura, quindi, che noi guardiamo sempre com bonomia, e che pensiamo sia un toccasana per l'ambiente (meglio campi che fabbriche, si dice spesso), non è affatto un'attività soft, ma è anche storicamente, la prima modalità con cui l'uomo ha iniziato a emanciparsi da certi "limiti naturali" e a trasformarsi in agente geomodificatore su scala globale. A maggior ragione questo è vero oggi, con l'integrazione dell'agricoltura con le potenzialità della tecnologia moderna e dei crescenti fabbisogni umani. Si badi, non si demonizza, ma si fotografa una realtà, affinché si inzi a gestire la pratica agricola con la giusta coscienza e pragmatismo, senza farsi abbagliare da emotività o peggio suggestioni. L'emotività, per esempio, gioca un ruolo fondamentale nella considerazione che si ha socialmente dell' "agricoltura biologica", da sempre raccontata come "più sostenibile", anche da molte associazioni ambientaliste e di categoria. Ma è davvero così? Mi spiace dover fare il guastafeste, ma elementi per dire che il quadro non sia così idilliaco ce ne sono e prima poi una riflessione, sia la comunità scientifica, ma sopratutto le Istituzioni politiche la dovranno fare. Per esempio cominciano a essere numerosi gli studi che evidenzino come le coltivazioni bio comportino un incremento delle emissioni di CO2, quindi un maggior consumo energetico e di acqua. Il perché è presto spiegato, vi è una minor produttività per unità di superficie, quindi si richiedono aree maggiori, (con i problemi di sottrazione di ambienti intatti), con minori rese. Inoltre l'Università di Oxford ha rilevato che i livelli nutrizionali dei prodotti bio sarebbero più bassi, quindi, non solo richiedono più territorio, ma "sfamano meno" rispetto ai prodotti da agricoltura tradizionale, in più, mentre risultano menono contaminanti per unità di superficie coltiviata, il dato si inverte se consideriamo unità di prodotto coltivato, confermando che la Bio, non è poi così soft.  Le suggestioni stanno poi, e sono quelle pericolose, nel sostenere con denaro pubblico pratiche, che hanno prestazioni ancora più scadenti e sopratutto nessun supporto scientifico, come la BIODINAMICA. Spiace molto vedere come in questo caso, sia accademici, che i media, che le Istituzioni (il Ministro alle politiche agricole Martina ha aperto molto a tale pratica, su che basi rimane un mistero), tali pratiche agricole sono spreco di risorse, suolo, tempo, tutte poco o nulla rinnovabili.
L'agricoltura ha un grande ruolo in uno sviluppo regolato e sostenibile, nel contenimento delle emissioni di CO2,  dei fenomeni di erosione del suolo e di riduzione del rischio idraulico. Proprio per questo deve essere gestita con intelligenza e avvalendosi delle migliori tecnologie possibili. ecco perché, per esempio, il bando italiano e UE agli OGM è non solo ipocrita (visto che poi importiamo surrettiziamente OGM per mangimi) per i nostri prodotti DOC, ma anche estremamente controproducente, minando la nostro efficienza agricola e le nostre capacità di approvvigionamento alimentare. Avere piante, che producono di più richiedendo meno superficie e meno acqua, meno nutrienti e meno trattamenti chimici, dovrebbe essere un obbiettivo primario, significherebbe coniugare le esigenze di sicurezza e affidabilità nell'approvvigionamento alimentare, con una sensibile riduzione dell'impatto dellla pratica agricola sulle matrici ambientali. Gli OGM hanno patito strumentalizzazione politica, approccio ideologico e probabilmente anche alcune "tare" nel nostro modo di percepire ciò che è naturale da ciò che non lo è, ma anche una certa incapacità comunicativa del modo tecnico e scientifico, ma restano uno strumento molto forte per ottimizzare i processi agrotecnici. Oggi risulta ancora più promettente la pratica dell'editing genetico, CRISPR, ossia intervenire sul patrimonio genetico di un specie attivando/disattivando i geni delle cui proprietà ci si vuol servire o che si vuole silenziare, attraverso meccanismi come queli messi in campo dai batteri. Certo la pratica è ancora in itinere e non è una tencologia consolidata, ma promette bene e sopratutto potrebbe risultare socialmente più accettabile e non ricadere nei vincoli imposti agli OGM, trovando spazio anche in UE e, quindi, in Italia. La CRISPR potrebbe consenitre davvero di rivoluzionare l'agricoltura, aumentando rese, riducendo consumi e emissioni e sopratutto permettendo di mettere l'attività agricola in grado di rispondere ai mutamenti climatici, che stanno significativamente condizionando tale attività su scala globale. Ma saprà la nostra agricoltura cogliere tale opportunità, ma sopratutto sapranno farlo la nostra società e la nostra classe politica?


bibliografia:
"Conoscere l'Acqua", ENI SCUOLA,   2015 
"Resilience and reactivity of global food security", PNAS, 2015
"Primo monitoraggio delle sostanze dell'elenco i controllo (Watch list)", ISPRA, 2017.
"Changing the agriculture and environment conversation", Nature, 2017.
"Consumo di Suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici", Rapporto ISPRA, 2016. 
"Contro Natura", Rizzoli, 2016
"www.lescienze.it"
"www.salmone.org"
"www.pikaya.eu"
"www.stradeonline.it"                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

Nessun commento:

Posta un commento